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Cinema

Rassegna cinematografica “Prime visioni”, al Rouge et Noir la serata conclusiva

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Il Centro Sperimentale di Cinematografia – Sede Sicilia si sposta al centro città per l’ultima serata di “Prime visioni”, rassegna cinematografica organizzata dalla sede Sicilia del CSC in collaborazione con la direzione del cinema e la Sicilia Film Commission.  Proiettati infatti tre saggi di primo anno realizzati dagli allievi Giovanni Gaetani Liseo (‘Nfacci vento), Andrea Vallero (Due cani) e Alessandro Drudi (Me ne Vado).


Il CSC ha scelto il Rouge et Noir, crogiolo della vita palermitana, per la conclusione di un percorso che mette in mostra il frutto dell’impegno degli studenti.
“Un cinema vero che accoglie lavori completi nella loro prima uscita pubblica ” commenta il direttore didattico Roberto Andò introducendo la proiezione insieme al dirigente dell’Ufficio Speciale per il Cinema e l’Audiovisivo della Regione Siciliana, Alessandro Rais, al direttore di sede del C.S.C. Ivan Scinardo, i docenti di regia Mario Balsamo e Stefano Savona, e i tutor didattici Francesco Di Gesù e Federico Savonitto.

Il CSC, con sede ai Cantieri culturali alla Zisa – ricordiamo – ha scelto di concentrare la propria attività sul documentario con particolare riferimento alla valorizzazione del patrimonio artistico, archeologico e paesaggistico della Regione, ma anche ai fermenti culturali, sociali, economici e di costume che rendono la Sicilia un continuo laboratorio d’idee e spunti di riflessione.

Ecco allora che protagonisti dei tre saggi proiettati sono un riflessivo pastore sui monti siciliani, un venditore ambulante che con la sua Lambretta gira i quartieri vendendo frutta e risate, due cani girovaghi tra la Cala e il Foro Italico spettatori delle vite che gli scorrono accanto.

“Per il loro valore questi tre documentari sono stati portati alla direzione generale del cinema grazie a una rassegna del CSC di Roma dove le sedi hanno mostrato il meglio” conclude il direttore della sede Sicilia del C.S.C. Ivan Scinardo, lasciando il posto alle tre proiezioni.

(Fonte: Iostudio, articolo di Gaia Butticè)

  1. Nfacci vento – Giovanni Gaetani Liseo 28′ ( https://www.youtube.com/watch?v=YCCz2VU6olk&index=3&list=PLDFct86tO0zhpjr-eyWAvS08SWaD5Rboh)
  2. Due cani – Andrea Vallero 35′ (https://www.youtube.com/watch?v=FwLtu283z64&index=2&list=PLDFct86tO0zj5_ojCycUO8jgvYrVEvb0p)
  3. Me ne vado – Alessandro Drudi 32′ (https://www.youtube.com/watch?v=nvKwqMSalis&index=10&list=PLDFct86tO0zj5_ojCycUO8jgvYrVEvb0p)

Sinossi film

Giovanni Gaetani Liseo – ‘Nfacci vento

Salvatore ha 86 anni ed è un pastore. All’alba di ogni mattina lui e il suo fidato mulo si dirigono lentamente verso il piccolo appezzamento di terreno in cui fa pascolare le sue venti pecore. Lì trascorre tutte le proprie giornate, uguali da ottant’anni. Ma non è stato sempre così. Un tempo Salvatore aveva a disposizione delle grandi quantità di terra e molti più animali, sognava di allargare ogni giorno di più la sua attività, modernizzandola e garantendo un futuro ai propri figli. Un giorno però accadde un evento tragico che sconvolge la vita della sua famiglia.

Andrea Vallero – Due cani

Charlie e Bruno sono due dei tanti cani randagi che popolano Palermo. Dormono nella zona del porto e si cibano di ciò che viene loro offerto da passanti e camerieri dei locali. Intorno a loro ruota ogni giorno una variopinta geografia urbana, umana e animale, cui si sono adattati e con cui ormai convivono. Cosa vedremmo se li seguissimo e guardassimo la città dalla loro altezza? Chi incontreremmo se provassimo a muoverci per Palermo insieme a loro? Il loro mondo è il nostro stesso mondo?

Alessandro Drudi – Me ne Vado

Emanuel è un ragazzo di 24 anni, vive in un quartiere popolare di Palermo e da qualche anno vende frutta e verdura con la sua Ape. Tutte le mattine guida per il quartiere della Zisa, nel cuore di Palermo, andando di casa in casa a bussare alle porte di chi ogni giorno lo aspetta alla stessa ora. Grida al megafono per attirare in modo accattivante gli sporadici clienti, e fa riecheggiare la sua voce tra gli antichi palazzi e i nuovi condominii, in quell’angolo della città dove, da trent’anni, il tempo si è fermato e dove anche un euro fa ancora la differenza.

 

Per info: 0917099107

da sinistra: Ivan Scinardo, Mario Balsamo, Roberto Andò, Alessandro Rais, Federico Savonitto e Stefano Savona

Cinema

Arriva in sala “Un altro ferragosto”

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Arriva in sala dal 7 marzo l’attesissimo sequel di Ferie di agosto. Paolo Virzì omaggia Natoli e Fantastichini nell’affollato cast che riunisce gli attori dell’epoca (Silvio Orlando, Sabrina Ferilli, Laura Morante, Paola Tiziana Cruciani, Gigio Alberti) con le new entry Christian De Sica, Andrea Carpenzano, Vinicio Marchioni, Emanuela Fanelli e Anna Ferraiol Ravel)

“Un Altro Ferragosto” di Paolo Virzì

I Molino e i Mazzalupi. Alzi la mano chi non ricordi i cognomi delle due famiglie agli antipodi che si fronteggiavano a Ventotene in “Ferie d’agosto“, il film di culto di Paolo Virzì che fotografava alla perfezione due stili di vita e due concezioni d’Italia datate 1996.

A distanza di 28 anni e a furor di popolo cinefilo rieccole ancora insieme in Una altro ferragosto, l’attesissimo sequel diretto dal regista livornese e dal quale mancano Piero Natoli ed Ennio Fantastichini (ma nel film appaiono in foto e in qualche nostalgica sequenza del primo film) nel frattempo prematuramente scomparsi. Cast affollatissimo (le new entry sono Christian De Sica, Andrea Carpenzano, Vinicio Marchioni, Emanuela Fanelli, Anna Ferraiol Ravel) e stessa location, con l’isola laziale in fermento per il matrimonio di Sabry Mazzalupi, la goffa figlia del bottegaio romano Ruggero, diventata una celebrità del web e promessa sposa ad un volgare speculatore tecnologico.

Mentre il vecchio giornalista dell’Unità, Sandro Molino (Silvio Orlando) rivede dopo anni il figlio, un 26enne imprenditore digitale che ritorna dall’America col marito fotomodello proprio mentre l’Alzheimer inizia a dare segnali preoccupanti. Due tribù di villeggianti in bilico tra passato, presente e futuro con le storie e la Storia d’Italia a darsi simbolicamente la mano in un trapasso generazionale non sempre convincente per toni e scrittura. E il senso della morte, incombente, a tramandare quel bisogno d’affetto e di condivisione che regola tutti i personaggi di “Un altro ferragosto“.

“Mi sono interrogato sul senso misterioso di aver finalmente deciso solo ora di girare questo sequel” dice Virzì che ha presentato il film proprio in occasione del suo 60mo compleanno. “Piero Natoli subito dopo il primo film voleva farne un altro ma a me sembrava una furbata. Gli promisi che comunque lo avremmo girato negli anni ed eccomi qui. Ho costruito sul lutto di due amici indimenticabili un romanzo d’appendice dell’800 che mescola vicende familiari e politiche”. “Il film si è scritto con la collaborazione di tutti gli attori che in tutto questo tempo hanno pensato a che fine avessero fatto i loro personaggi” continua il regista. “Un altro ferragosto è un bilancio amaro sul tempo che passa inesorabilmente e che dimostra che la maturità non sempre arriva con l’avanzare dell’età che anzi rende più fragili. Scrivendolo- con Francesco Bruni e Carlo Virzì– ho riflettuto sulla mia vita e sul mio tempo. Credo sia un miracolo che io sia ancora vivo a 60 anni, non me lo sarei mai aspettato” scherza ma non troppo Virzì.

Differenze con Ferie d’agosto? “Quello era un film di passioni e sentimenti, di emozioni più che di tecnica. Dopo 28 anni credo di aver imparato la grammatica cinematografica e questo è un film girato in modo completamente diverso. Con Ventotene e il suo passato (nel film si ricorda che nell’isola, tra il 1932 e il 1943 furono costretti al confino 1000 oppositori che redassero il manifesto per l’Europa libera e unita) protagoniste e simbolo di quella convivenza civile del dopoguerra che dialoga coi nostri tempi dove la democrazia è in crisi e i nazionalismi avanzano”.

Ma le utopie della sinistra sono definitivamente franate, chiede qualcuno in riferimento al finale amaro del film. “Nel racconto ostinato di Sandro Molina a Tito, il nipotino di 10 anni che dimostra di recepirlo, forse c’è la speranza che non tutto sia perduto. Chissà, forse sarà lui in futuro il nuovo leader della sinistra…” .

Prodotto da Lotus Production e RaiCinema, Un altro ferragosto uscirà il 7 marzo distribuito da 01 in più di 400 copie.

Claudio Fontanin (Fonte: Cinemaitaliano.info)
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Cinema

L’85% degli under 24 in sala negli ultimi 3 mesi

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La generazione Z artefice del ritorno di fiamma tra italiani e cinema: oltre 6 italiani su 10 ci sono infatti andati almeno una volta negli ultimi 3 mesi, ma la percentuale si impenna oltre l’85% se si considerano i ragazzi tra i 18 e i 24 anni e oltre il 75% per le persone tra i 25 e i 34 anni. Particolarmente rilevante anche il pubblico dei “Boomers”. Tra i segreti del successo, l’investimento sulla stagione estiva.

CINEMA - L’85% degli under 24 in sala negli ultimi 3 mesi

La nuova luna di miele tra italiani e cinema si celebra nel segno della Generazione Z: se infatti nel 2023 si è registrato un boom di spettatori nelle sale (+60% sul 2022*), con presenze superiori persino al periodo pre-Covid, molto si deve ai giovanissimi. Oltre 6 italiani su 10 sono infatti andati al cinema almeno una volta negli ultimi 3 mesi, ma la percentuale si impenna oltre l’85% se si considerano i ragazzi tra i 18 e i 24 anni e oltre il 75% per le persone tra i 25 e i 34 anni. A rilevarlo, alla vigilia della notte degli Oscar, è l’istituto di ricerca Eumetra, che ha realizzato un’indagine qualitativa sul “nuovo spettatore”, analizzando anche le possibili cause che hanno riportato in auge una forma di intrattenimento che molti consideravano in via di estinzione.

Chi pensava che il cinema avrebbe finito per soccombere sotto la scure della pandemia e delle piattaforme di streaming deve dunque ricredersi. Il cinema” – ha commentato Matteo Lucchi, CEO di Eumetra – “è ancora un’esperienza a cui gli italiani non vogliono rinunciare e che, come testimoniato dalla nostra analisi, sta facendo breccia soprattutto tra i ragazzi, ma non solo. Ci sono diversi tipi di spettatore a cui l’industria cinematografica deve e può rivolgersi. Questa ripresa rappresenta non solo un’ottima notizia per i player del settore, ma anche un’opportunità per gli investitori pubblicitari interessati a raggiungere un determinato target“.

Se è vero infatti, secondo quanto evidenzia la ricerca Eumetra, che la frequentazione delle sale diminuisce progressivamente all’aumentare dell’età – tra i 35 e i 44 anni ci va il 66,5% delle persone, tra i 45 e i 54 anni il 61,4%, tra i 55 e i 64 anni il 60,5% e infine tra gli over 64 il 55% – è altrettanto vero che esiste una fetta consistente di aficionados cinefili “maturi”: un quarto circa dei cosiddetti Boomers frequenta le sale cinematografiche con grande regolarità, rappresentando un segmento di pubblico di grande rilevanza.

Ma, al di là dei distinguo generazionali, cosa ha concretamente riportato gli italiani al cinema? Secondo l’analisi dell’istituto di ricerca sono numerosi i fattori che hanno portato a questi risultati: tra questi, l’iniziativa Cinema Revolution, promossa dal Ministero della Cultura e da tutte le componenti del comparto cinematografico, che prevede il prezzo ridotto del biglietto per un certo periodo di tempo e che, nel solo periodo giugno-settembre 2023, ha portato un milione e mezzo di presenze (+36,67% sullo stesso periodo 2022) in sala, di cui 1,1 milioni per i soli film nazionali. A questo si aggiunge che, per la prima volta nel 2023, si è scelto di investire sulla programmazione estiva, con sale aperte e uscita di titoli particolarmente attesi – tra luglio e agosto sono usciti due titoli particolarmente attesi come “Barbie” e “Oppenheime“r – che ha fatto scoprire (o riscoprire) agli italiani il gusto del cinema anche in vacanza. Nel corso di tutto l’anno, è inoltre stata introdotta un’ottimizzazione da parte della distribuzione dell’uscita dei film, non solo attraverso la creazione di veri appuntamenti al rilascio dei titoli più importanti della stagione (da ultimo, “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi), ma anche con un’offerta diversificata in funzione delle diverse tipologie di pubblico. Infine, non da ultimo, sono state adottate strategie di prezzo incentivanti in alcune sale.

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Cinema

Margherita Hack raccontata in “Margherita delle stelle”

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Margherita delle stelle è il titolo del film, per la regia di Giulio Base, che ha come protagonista Cristiana Capotondi nel ruolo di Margherita Hack. Il film evento, in onda il 5 marzo su Rai1, rende omaggio alla celebre astrofisica, morta il 29 giugno del 2013, e rinominata “l’amica delle stelle”.

Il film racconta in modo emozionante e suggestivo la straordinaria vita e carriera di Margherita Hack. Partendo dalla sua infanzia, esplora gli anni di giovinezza in cui viveva come una ragazza libera e anticonformista, per poi seguire il suo percorso accademico fino a diventare la prima donna a dirigere l’Osservatorio Astronomico di Trieste.

Membro anche dell’Accademia dei Lincei, dell’Unione Internazionale Astronomi e della Royal Astronomical Society, Margherita Hack è stata compianta in tutto il mondo dopo la sua scomparsa, quando si è scoperto dei problemi cardiaci nuovamente aggravati che sono stati la causa della morte.

Margherita Hack: la causa della morte dell’astrofisica

La vita di Margherita Hack è per lo più conosciuta, ora anche grazie al film Margherita delle stelle con Cristiana Capotondi. La vera causa della morte dell’astrofisica, tuttavia, non è così nota.

Da tempo, infatti, erano conosciuti i problemi cardiaci che l’affliggevano, anche se per un notevole lasso di tempo le sue condizioni di salute sembravano migliorate. In realtà, nella settimana precedente alla sua dipartita, Margherita Hack era stata ricoverata d’urgenza a Trieste.

La notizia del decesso dell’astrofisica è arrivata il 29 giugno 2013, con una nota del marito di una vita Aldo della Rosa, con cui è stata sposata per 70 anni. La causa della morte è quindi da ricondurre alla condizione cardiaca di cui soffriva da tempo.

Margherita Hack, tuttavia, ha sempre affermato di non aver paura della morte: ne è riprova la sua scelta, poco tempo prima, di rifiutare un intervento al cuore rischioso ma che avrebbe potuto migliorare in parte la sua condizione. In un’intervista a Il Piccolo aveva spiegato:

“L’intervento poteva essere risolutivo, ma presentava anche dei rischi: l’idea mi è venuta di notte, semplicemente. Mi sono resa conto che in ospedale mi mancavano la mia attività, mio marito, i miei animali e tutte quelle comodità, privacy compresa, che in ospedale non ci sono. Una vita a metà. Qui a casa, magari al rallentatore, ma faccio le cose normali. E allora, ho pensato: un’operazione a rischio, un’altra degenza e poi una lunga convalescenza? No, come va, va. Meglio un giorno da leoni”.

 

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