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Cultura

 Scuola, prove tecniche di sopravvuivenza.. E la Didattica?

Giuseppe Adernò

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I primi giorni di scuola scorrono lentamente  e ancora molti vuoti sono rimasti  da colmare. Non si possono chiamare i supplenti per il blocco delle graduatorie  e in alcune scuole  si procede ancora con orario ridotto per la carenza del personale, per il green pass  che non tutti ancora hanno  e per i casi di Covid che mettono in allarme tutto il sistema, inducendo a riattivare la DAD  che si voleva congelare.

I Dirigenti sono oberati di incombenze  e controlli da svolgere anche sulla posta elettronica che sta divenendo il canale di comunicazione scuola-famiglia. Controllare e rispondere a 600, 800 email giornaliere non è cosa facile e scontata . Tra queste e-mail ci potrà essere anche l’annuncio di un caso Covid positivo e a quel punto scatta  tutto il meccanismo di comunicazioni e di controlli.

I ragazzi, lieti di ritrovarsi con i compagni cominciano a carburare, e per molti  di loro c’è da recuperare e colmare i vuoti  e le lacune che la DAD ha lasciato. Carenza di conoscenze, limitate e fragili abilità che stentano a divenire “competenze”.

Chi pensa all’adeguamento ed all’organizzazione della  Didattica se i Dirigenti sono oberati dalla pressione burocratica degli adempimenti Green pass e Covid?

Quale slancio innovativo per una didattica aperta ai nuovi codici comunicativi, all’uso intelligente delle tecnologie, all’acquisizione di un metodo “imparare ad imparare”, alla costruzione del progetto di vita di ciascuno lungo il percorso scolastico sul binario educativo e culturale in vista del traguardo professionale?

Quale innovazione nel processo costruttivo di “scuola inclusiva” capace di diventare “di tutti” e “per ciascuno”?

Quando leggiamo che a Catania la dispersione scolastica  ha raggiunto in alcuni quartieri il 21% ci si rende conto che l’azione formativa della scuola risulta ancora improduttiva  e la didattica finora applicata si è rivelata  inefficace.

Quale cammino verso una consapevolezza di cittadinanza attiva e responsabile  le scuole hanno progettato  utilizzando in maniera corretta la trasversalità dell’Educazione civica, come disciplina da valutare con la formulazione di un giudizio, nella scuola Primaria e con un voto, nelle scuole Secondarie?

Non si può vivere di rendita o limitarsi a riproporre il tradizionale modo di  “svolgere il programma” e  “assegnare” compiti , quando la traguardo di una scuola di qualità è “insegnare” a “saper fare per saper vivere”.

Sono questi gli  interrogativi che sollecitano l’impegno degli educatori a puntare  il faro dell’attenzione verso il cuore della scuola  che è l’azione formativa, utilizzando in maniera corretta, come strumenti  e non come fine i contenuti culturali delle discipline, indirizzando l’attenzione alle perfomance, al saper fare, al learning by doing come ha insegnato  e dimostrato il filosofo pedagogista John Dewey, del quale il prossimo anno celebreremo il settantesimo anniversario

 

Giuseppe Adernò

 

 

Cultura

Giulia D’Asta quinto sindaco dei Ragazzi dell’Istituto

Giuseppe Adernò

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Giuro di essere fedele alla Repubblica…. mi impegno a collaborare per  il bene della scuola, piccola città e per la crescita sociale e civile della comunità scolastica”

Recitando questa formula  con voce solenne, emozionata e consapevole, poggiando la mano sul testo della Costituzione, Giulia D’Asta, alunna della  classe quinta A, dell’Istituto “S. Maria della Mercede” di S. Agata Li Battiati  è diventata “sindaco” del  quinto Consiglio Comunale dei Ragazzi della “scuola piccola città”, progetto didattico promosso  e coordinato dal preside Giuseppe Adernò.

Alla presenza del Sindaco Nunzio Marco Rubino, dell’Assessore all’Istruzione, Fiorella Rosano,  della direttrice Lina Di Caro, delle maestre Marilena Indelicato e Antonella Menne, la cerimonia ha avuto luogo nella Sala consiliare del Comune con la partecipazione dei genitori e dei docenti delegati del Circolo Didattico , della Scuola Media Pluchinotta  e dell’Istituto “Grazia Deledda” di Catania.

I piccoli  “assessori e consiglieri”,  hanno recitato la formula di giuramento ed hanno presentato i loro programmi di iniziative e attività per rendere viva e dinamica la scuola, considerata una “piccola città”.

Nel discorso introduttivo le neo sindaco Giulia D’Asta ha citato la frase di Eleanor Roosevelt : “Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei loro sogni” ed ha dichiarato che da cinque anni ha coltivato questo sogno, che ora diventa realtà.

Ha presentato la “squadra” degli assessori: Leonardo Cinardi alla Cultura, già autore del primo  giornalino d’Istituto “L’officina delle idee”; Salvo Tenerello allo Sport, promotore  di gare sportive e delle “mini olimpiadi”;  Elena Leanza alla solidarietà ha presentato una serie di iniziative che rendono i ragazzi protagonisti nella  realizzazione di manufatti che, messi in mostra nel mercatino, favoriscono benefici di solidarietà per i bisognosi; Giulia  Previti allo Spettacolo, ha scandito le fasi operative delle attività ricreative e culturali che la scuola propone; Luigi D’Arrigo all’Ambiente ha proposto la raccolta differenziata e la valorizzazione del verde dell’Istituto ed infine Gaetano Sarnataro , alla Salute e al benessere, ha enucleato le azioni in tempo di Covid per un efficace “star bene a scuola e nella società”

Il presidente del Consiglio, Pietro Ruggeri, dopo aver ricevuto dal Sindaco il campanello, ha illustrato i programmi della lista con il motto: ”Tutti insieme per una scuola migliore”. Sono stati eletti consiglieri: Giulia Giunta, Benedetta Gulizia, Davide Lombardo, Giorgia Petrillo, Maria Pia Sapienza, Davide Sanfilippo.

Avendo l’Istituto adottato come  tema didattico dell’anno  lo studio dei “Diritti e dei Doveri”  è stato introdotto nel CCR la figura dell’Ambasciatore dei Diritti e dei doveri,  compito  assegnato a Lorenzo Caruso, per  coordinare le attività in attuazione dei principi della “Carta dei Diritti del bambino”.

Nel saluto finale il Sindaco Rubino ha dato risposta alle richieste dei ragazzi facendo arrivare a scuola un contenitore per la raccolta delle pile e batterie da collocare all’ingresso della scuola, incentivando la cultura della raccolta differenziata.

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Cultura

Economia civile come umanesimo del mercato

Ivan Scinardo

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Presentato il libro di uno studioso, Antonio Di Natale.

Antonio Di Natale

I 6 gradi all’esterno non hanno scoraggiato i tanti ennesi ieri sera che si sono dati appuntamento a #Enna, alla sala Cerere per la presentazione di un volume innovativo, destinato a cambiare la visione del profitto di tante imprese in un’ottica di solidarietà diffusa. E’ ennese il professionista che ha scritto  un interessante libro dal titolo: “Economia civile, dal paradigma al buonsenso”; Antonio Di Natale, 25 anni di esperienza nel campo della pubblicità, svolta nel suo percorso professionale, qualche anno fa, quando si iscrive all’unica Scuola di economia civile, che ha sede a Loppiano Valdarno in Provincia di Firenze. A moderare un vivace quanto ricco di contenuti incontro,  dal taglio convegnistico, la   giornalista Mariangela Vacanti. Leggendo il manifesto che apre la missione della #SEC, si intuisce subito che le linee guida sono perfettamente coincidenti con la visione di tanti ricercatori, in testa #Zamagni e #Bruni, che rispondono già da tempo all’appello del Papa agli economisti riunitisi a Assisi. La scuola di economia civile insegna a guardare in modo nuovo l’uomo, il lavoro e l’ambiente. E’ una storia di persone che credono nell’impresa come luogo in cui si realizza pienamente la nostra umanità.

“L’economia civile, lo dice subito l’autore del libro, “è un percorso complesso e difficile; una sorta di cantiere sempre aperto”. Cita spesso uno dei padri fondatori, l’economista Stefano Zamagni a cui va il merito di aver riscoperto il valore e la modernità del pensiero di Genovesi e della Scuola italiana del Settecento. Ma cos’è esattamente l’economia civile? Lo spiega in parole semplici Antonio Di  Natale a una platea composta per lo più da studenti, guidati dal docente Vincenzo Di Natale che li aveva  sufficientemente preparati ai temi dell’incontro; “L’economia civile non è altro che un modo nuovo di pensare il sistema economico, che si sostiene grazie a tre paradigmi: la reciprocità, la gratuità e la fraternità. Concetti semplici che superano quella supremazia del profitto o del mero scambio strumentale che ha fatto la fortuna di tanti ricchi finanzieri. In sostanza rappresenta una possibile alternativa alla concezione capitalista del mercato. L’”homo oeconomicus” si deve sempre più nutrire di relazioni e fiducia, ecco perché l’attività economica ha sempre più bisogno di virtù civili, di tendere al bene comune più che alla ricerca di soddisfazioni individuali.

Era stato lo stesso papa Francesco a dire che: “Mai come in questo tempo sentiamo la necessità di giovani che sappiano, con lo studio e con la pratica, dimostrare che una economia diversa esiste. La pandemia non solamente ci ha rivelato le profonde disuguaglianze che infettano le nostre società: le ha anche amplificate. Dall’apparizione di un virus proveniente dal mondo animale, le nostre comunità hanno sofferto il grande aumento della disoccupazione, della povertà, delle disuguaglianze, della fame e dell’esclusione dall’assistenza sanitaria necessaria. Non ci dimentichiamo che alcuni pochi hanno approfittato della pandemia per arricchirsi e chiudersi nella propria realtà. Dobbiamo cercare nuove vie per rigenerare l’economia nell’epoca post-Covid-19 in modo che questa sia più giusta, sostenibile e solidale”.

Il pensiero del Santo Padre è stato ripreso dal prefattore del libro, il professor Paolo Rossi, conosciuto dall’autore proprio durante le lezioni alla scuola di economia civile. Consulente per la certificazione B Corp, è oggi responsabile dello sviluppo associativo delle ACLI Bresciane ed esperto sui temi dell’Innovazione Sociale per gli Enti del Terzo Settore. Il suo intervento incentrato sul passaggio fra economia reale e civile ha destato molta attenzione; ogni qualvolta un’impresa, un’organizzazione, un consumatore, una scelta individuale riesce a fare il “salto della gratuità” e suscitare rapporti di reciprocità, allora possiamo parlare di economia civile. Benessere, reciprocità e sostenibilità sono stati dunque i punti cardine della sua relazione.

Al tavolo dei relatori anche Vincenzo Di Natale, docente di materie economiche, psicologo cognitivo, ha parlato di comunicazione pubblica e in particolare di buone prassi, citando la Germania, dove il capitalismo è temperato da un’impronta sociale, che traduce la vicinanza a forme di solidarietà concreta, fondate sulla partecipazione e sull’associazione e che riducono il divario tra capitale e lavoro. Per i lavoratori tedeschi più tempo libero a disposizione e maggiore produzione.

Fra gli interventi anche quello di Giuseppe La Porta, nella qualità di consigliere comunale, ha portato le sue best practices da amministratore e ha parlato della validità del bilancio sociale.

Il presidente dell’Associazione Vita 21, Marco Milazzo, nella giornata internazionale delle persone con disabilità ha raccontato la sua straordinaria esperienza a partire dalla personale condizione, genitore di un bambino con la sindrome down e ha ricordato che i proventi del libro andranno proprio a favore dell’associazione, per portare avanti importanti progetti sociali.

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Cinema

Premio Ermanno Olmi – 3ª edizione La serata di premiazione

Ivan Scinardo

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La serata finale della terza edizione del Premio Ermanno Olmi, destinato a promuovere e valorizzare i cortometraggi di giovani registi, si svolgerà il 2 dicembre in Auditorium di Piazza Libertà a Bergamo a partire dalle 19.30.

Durante al serata saranno proiettate le 4 opere finaliste del concorso e la giuria, composta da Emanuela Martini (critico cinematografico), Annamaria Materazzini (Bergamo Film Meeting Onlus), Cecilia Valmarana (responsabile RaiMovie), Giuseppe Previtali (docente di cinema presso l’Università degli Studi di Bergamo) e Sara Luraschi (regista) assegnerà il Premio Ermanno Olmi e la menzione speciale all’opera più significativa che riflette sulla necessità di salvaguardare la Terra, tema oggi attualissimo e sempre caro al regista, che lo ha celebrato anche nel cortometraggio Il Pianeta che ci ospita, presentato in occasione di Expo 2015.

Alle 21.15 il Maestro Ermanno Olmi verrà omaggiato con la proiezione del film Il tempo si è fermato nella versione restaurata dalla Cineteca di Bologna, lungometraggio di esordio dell’allora ventottenne regista bergamasco costruito sui piccoli fatti quotidiani, sui gesti, i sorrisi, le mezze frasi, e sul difficile rapporto tra l’uomo e la montagna, e premiato nel 1959 con la Gondola d’oro alla X Mostra Internazionale del film documentario di Venezia.

I finalisti della terza edizione del Premio Ermanno Olmi

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