Eventi
Sergio Zavoli tra silenzio e rumore.
Presentata a Palermo, allo spazio Cultura Macaione, la biografia del grande giornalista
344 pagine che rappresentano un compendio di quella che è stata la sua tesi di laurea, ben più vasta (3 tomi e quasi 900 pagine) su un gigante del giornalismo italiano, Sergio Zavoli. 7 anni di ricerche sul campo con materiali inediti, interviste ad amici e personaggi che lo conoscono bene e che hanno condiviso con il maestro del giornalismo della tv italiana, percorsi di vita professionale indimenticabili. E’ raccontato tutto in un volume: “Sergio Zavoli tra silenzio e rumore, edizioni rai Eri. L’autrice è una ricercatrice in italianistica e filologia romanza, Daniana Spadaro, da molti è considerata la biografa ufficiale, perché è riuscita a raccogliere tantissimi materiali e perché Zavoli, schivo e riservato, le ha aperto ben 6 stanze della sua villa a Monte Porzio Catone, la stessa che il 3 dicembre del 2012 fu presa d’assalto da dei balordi che pur di saccheggiare un bottino di 20 mila euro, picchiarono e minacciarono il più anziano in carica, (esclusi i senatori a vita) del senato della republica italiana, appunto Sergio Zavoli. 93 anni quest’anno, viene dipinto, come in un ritratto biografico, come una persona chiara nell’esposizione curiosa, con la capacità di non invadere mai i confini altrui, colta, senza nessun tipo di esibizionismo e pieno di passione, condivisione e partecipazione verso le vite degli altri. Ad accogliere e presentare l’autrice del libro, il proprietario dello spazio cultura, di marchese di Villabianca a Palermo, Nicola Macaione, assieme ai giornalisti Nuccio vara della Rai e Ivan Scinardo. Il libro è un percorso che guida il lettore attraverso la storia italiana degli ultimi 70 anni dove ognuno può intrecciare le vicende personali con il sentimento collettivo raccontato dalle parole di Zavoli. Dal ciclismo alla politica, dal Vajont a Chernobyl, dal fascismo al terrorismo, percorrendo tutta la storia della Rai, il lettore potrà cogliere quel processo identitario che ha contribuito alla costruzione dell’immaginario collettivo di una nazione. È la storia di noi Italiani raccontata attraverso la vita di un italiano d’eccezione quale è Sergio Zavoli. Corredato da interviste ad amici e colleghi (tra gli altri Piero Angela, Rita Levi-Montalcini e Rita Borsellino), il volume diviene dunque icona di quell’Italia da raccontare, a chi non era ancora nato, e da ricordare a chi possa aver dimenticato. Raccontando di Zavoli, la Spadaro lo definisce il poeta della scissione, dell’infinita lotta fra esse e apparire. “Conoscere Zavoli, – dice – mi ha ricordato con forza incredibile il doveroso difendere quel primato della parola da intendere come impegno a non tradire mai la verità, a non mascherarla a non manipolarla anche quando da una sola parola po’ dipendere il destino e il futuro del mondo”. Divenendo curatore della rubrica “Le storie di Zavoli” il giornalista ricorre alla rubrica come uno strumento che avvolge l’opinione di un comunicatore solitario collocato in uno spazio fisso con lo scopo di stabilire un rapporto intimo e confidenziale con i propri lettori. Durante l’incontro si è parlato anche di “new journalism”, l’innovare dall’interno le logiche profonde del giornalismo assume per Zavoli valore etico e morale assoluto, il dovere di informare con il tempo diviene dovere del comunicare e nella scrittura come nella vita si sublima il dovere di testimoniare. Un conto è informare e un altro è comunicare: nel primo caso passano dei dati, delle notizie; nel secondo si fanno largo i contenuti, i valori. Se informi parli “per” un latro, se comunichi parli “con” un altro.


Srergio Zavoli – Giornalista

Damiana Spadaro – Scrittrice
Eventi
Notre Dame de Paris: Il Trionfo dell’Amore Senza Tempo
Quando Riccardo Cocciante scrisse le musiche di Notre Dame De Paris, parlò di una “gabbia”, ovvero una partitura rigida dentro la quale oltre 25 elementi sul palco, tra attori, trapezisti e funamboli si muovono occupando l’intero spazio scenico, in 2 ore e 40; ma dentro quella gabbia ognuno esprime la propria personalità, ed è proprio lì che succede la magia di un opera popolare, che il prossimo anno toccherà il traguardo di 25 anni, divenuta la più famosa al mondo; uno spettacolo tra i più imponenti mai realizzati, con oltre 400.000 biglietti venduti, e un tour da oltre 200 repliche. Tradotto in 9 lingue, portato in scena in 24 Paesi, con oltre 5.650 spettacoli e 18 milioni di spettatori nel mondo.
Le musiche
Le musiche sono al centro di questo incredibile progetto, che vede l’adattamento in italiano di Pasquale Panella, i testi di Luc Plamondon, tratti dell’omonimo romanzo di Victor Hugo, che racconta la drammatica storia d’amore tra Esmeralda e Quasimodo, sullo sfondo della maestosa Cattedrale parigina. La versione italiana ha debuttato nel 2002, prodotta dal visionario David Zard.
Un opera titanica
Notre Dame de Paris è un’opera titanica, travolgente e immortale che anche ieri sera ha incantato i cuori in un teatro di Verdura a Palermo gremito. Fin dal primo accordo de Il Tempo delle Cattedrali, il pubblico viene risucchiato in un vortice scenico dove la maestosità delle scenografie, le acrobazie sfidanti la gravità e le voci viscerali dei protagonisti creano un’atmosfera quasi ipnotica. Notre Dame de Paris non si limita a raccontare il dramma di Quasimodo, Esmeralda, Frollo e Phoebus: lo fa vivere sulla pelle di chi ascolta.
Un trionfo sensoriale
Ogni nota, musicalmente incisiva di Cocciante, scava nelle fragilità dell’animo umano, parlando di amore e possessione, di emarginazione, di riscatto e di quell’eterna ricerca di inclusione che risuona oggi con spaventosa attualità.
La potenza lirica che unisce più generazioni
La potenza lirica dei brani iconici come Bella o Le campane solleva standing ovation spontanee, connettendo spettatori storici e nuove generazioni in un unico, lunghissimo abbraccio di applausi.
Notre Dame de Paris si conferma una forza della natura, un rito collettivo di pura bellezza che continua a dimostrare che l’arte vera non invecchia mai: si limita a risplendere di una luce sempre più viva. Un’esperienza teatrale totale da vivere, riascoltare e portare nel cuore.
Il corpo di ballo
Artisti professionisti selezionati da Martino Müller autore dei movimenti scenici, unisce danza contemporanea, moderna e acrobatica, scelti per le loro competenze multidisciplinari. Occupano ogni metro del palco, si arrampicano nel muro scenografico, stanno in bilico nelle maestose campane. Sono acrobati, ginnasti e breaker che danno vita a scene corali coinvolgenti come “Le campane”, la “Festa dei folli” e “Clopin”.
I personaggi
Quasimodo
E’ l’anima dello spettacolo, il bravissimo Angelo Del Vecchio; interpreta l’Amore Puro e Tragico, emblema della bellezza interiore nascosta dietro la deformità fisica. Il campanaro di Notre Dame incarna un amore incontaminato, privo di egoismo o possesso. La sua voce viscerale porta il peso dell’emarginazione sociale, trasformando la sofferenza in una devozione assoluta e protettiva per Esmeralda, fino all’estremo sacrificio. Per interpretare questo difficile ruolo ha dovuto sviluppare una tecnica di respirazione sperimentale, dovendo assumere posizioni innaturali. Canta piegato, si arrampica, occupando uno spazio scenico enorme.
Esmeralda
La bravissima cantante albanese Elhaida Dani, rappresenta la Libertà e il Desiderio. Vincitrice di The Voice of Italy nel 2013 proprio nel team di Riccardo Cocciante, è stata scelta dall’autore per vestire i panni della protagonista gitana. Ha iniziato a interpretare Esmeralda (e Fiordaliso) nella versione internazionale e francese del tour dal 2016. Attorno a lei ruotano le passioni e i destini di tutti i personaggi maschili. Rappresenta l’innocenza, la libertà e lo spirito indomabile degli ultimi. La sua figura è un catalizzatore di desideri contrastanti: attrazione romantica, ossessione oscura e pura empatia.
Frollo
Il maestoso Vittorio Matteucci incarna Il Tormento e la Perdizione. E’ lui l’arcidiacono di Notre Dame, la figura più complessa e tragica del dramma. Lacerato dal conflitto insanabile tra la rigida fede religiosa e una passione carnale ossessiva per Esmeralda, incarna la caduta morale. La sua incapacità di gestire il desiderio si trasforma in odio, manipolazione e distruzione.
Phoebus
Graziano Galatone, con la sua voce inconfondibile fra i più longevi del musical è il capitano che incarna La Superficialità e il Compromesso. Rappresenta la bellezza estetica e l’arroganza del potere, prive di reale profondità morale. Diviso tra l’amore romantico per la fidanzata Fiordaliso e la passione travolgente per Esmeralda, sceglie infine la comodità del proprio status sociale, abbandonando la gitana al suo destino.
Gringoire
Il bravissimo Gian Marco Schiaretti è Il Poeta e il Testimone. Narratore e guida della storia. Osserva gli eventi con distacco critico ed estetico, tessendo la trama per il pubblico. È la voce dell’arte e della memoria, colui che canta Il tempo delle cattedrali e interpreta le mutazioni del mondo e dell’animo umano.
Fiordaliso
Rappresenta la Gelosia e la Convenzione. Magistrale l’interpretazione di Camilla Rinaldi. La giovane e ricca promessa sposa di Phoebus. Rappresenta l’ordine sociale borghese e l’apparenza. Inizialmente ingenua, di fronte al tradimento del fidanzato rivela un lato spietato, condizionando il suo perdonando a Phoebus alla condanna a morte di Esmeralda.
Clopin
Alessio Spini interpreta la Ribellione e la Protezione. Il re della “Corte dei Miracoli” e protettore degli immigrati e dei clandestini di Parigi. Incarna la lotta sociale, la fratellanza e la resistenza contro l’oppressione del potere costituito. Per Esmeralda è una figura paterna, pronto a combattere a costo della vita per la libertà del suo popolo.
(Immagini per gentile concessione dell’Ufficio Stampa)
Eventi
In ricordo di don Gaetano Zito
In programma musiche di Charpentier,Mozart, Bellini, Verdi e Puccini.
Solisti: Soprani, Carmen Salamone, Angela Curiale, Baritono Salvo Todaro, Tenore Davide Benigno.
L’ evento di alto profilo artistico e culturale pensato per tutti gli amanti della musica classica e lirica è organizzato dal “gruppo culturale Padre Gaetano Zito”.
Sul podio Fabio Raciti, apprezzato musicista della città di Catania, docente di Violino e Musica da Camera presso il Liceo Musicale Statale “G. Turrisi Colonn
Eventi
Sherbeth, a Palermo la festa del gelato
Il capoluogo siciliano è pronto ad accogliere la 17ª edizione di Sherbeth, il Festival Internazionale del Gelato Artigianale, in programma da venerdì 7 a lunedì 10 novembre 2025.
“L’innovazione è una tradizione” è il payoff dell’edizione 2025, che racconta il rispetto per le radici e la cultura artigianale, ma con lo sguardo rivolto a tecniche innovative, contaminazioni culturali e nuove frontiere del gusto.
Ed è proprio in questo filone che si inserisce uno dei momenti più attesi del Festival, il Premio Procopio Cutò, riconoscimento che celebra ogni anno l’eccellenza, la creatività e l’innovazione nel mondo del gelato artigianale.
Un’eredità che attraversa i secoli
La figura di Francesco Procopio Cutò è profondamente legata alle origini del gelato artigianale e alla sua diffusione in Europa. Nato a Palermo nella seconda metà del Seicento, Procopio portò la sua arte a Parigi nel 1686, dove aprì il celebre Café Le Procope, luogo in cui rese il gelato, fino ad allora dolce dei ricchi, un dolce democratico e alla portata di tutti.
Grazie al suo talento Procopio ottenne dal “Re Sole” Luigi XIV la “patente reale”, che lo rese produttore esclusivo di gelato artigianale. La capitale francese divenne così la culla europea del gelato, ereditando una tradizione che affonda le radici nella Sicilia del Seicento.
È proprio a questo legame storico che Sherbeth rende omaggio con un premio intitolato al patron dei gelatieri: «Sherbeth nasce con lo scopo di diffondere nel mondo il valore di una tradizione che ha radici profonde a Palermo», spiega Davide Alamia, organizzatore del Festival. «Procopio Cutò è il simbolo dell’identità di Sherbeth, perché è stato il primo ad esportare, a Parigi, il gelato della sua tradizione familiare, facendolo conoscere al mondo. Sherbeth vuole continuare questo viaggio, facendo sì che il termine “gelato” sia riconosciuto in tutti i continenti come eccellenza italiana e non venga tradotto, al pari della pasta o della pizza».
Un premio dedicato all’originalità
I partecipanti presenteranno un gusto inedito, ideato appositamente per il concorso. Il tema è libero e lascia spazio alla creatività dei maestri, che utilizzeranno materie prime di alta qualità e tecniche innovative per reinterpretare la tradizione e spingere sempre oltre i confini del gelato artigianale.
A decidere chi salirà sul podio del Premio Francesco Procopio Cutò sarà una giuria tecnica d’eccezione, composta da Bang Gai, gelatiere cinese e Presidente Onorario in quanto vincitore dell’edizione 2024, dalla Presidente Amanda Dupas de Matos (ricercatrice presso Massey University, Nuova Zelanda), e dai componenti Stefano Predieri e Massimiliano Magli (CNR Bologna), Barbara Alfei (Capo Panel AMAP Marche) e Maria Mora Gijon (ricercatrice al Basque Culinary Center, Spagna).
Una giuria di giornalisti, critici enogastronomici e comunicatori assegnerà invece il Premio della critica. A loro spetterà il compito di premiare il gusto più identitario e innovativo.
La Giuria Critica sarà formata da: Paolo Marchi (giornalista, ideatore di Identità Golose), Jaclyn DeGiorgio (giornalista), Tania Mauri (giornalista), Massimiliano Tonelli (direttore di CiboToday), Megumi Ueda (giornalista) e Chiara Cavalleris (direttrice di Dissapore).
Bang Gai, il primo vincitore non italiano
L’edizione 2024 ha segnato un momento storico per Sherbeth: Bang Gai, maestro gelatiere cinese e proprietario della gelateria “Sette” di Hangzhou insieme alla moglie Ivy Li, ha conquistato la giuria con il suo gusto “Lemon Tree”.
Dopo aver scoperto la sua passione per il gelato in Italia, Bang Gai è tornato in Cina per aprire la propria gelateria, dove i suoi gusti raccontano l’equilibrio tra la sensibilità orientale e la tradizione artigianale italiana.
Un premio tra tradizione e futuro
Ogni anno il Premio Procopio Cutò si conferma un’occasione di confronto tra culture e visioni diverse, all’interno del quale la qualità e la passione per l’artigianalità diventano linguaggio comune. «Perché il gelato non è un mix di ingredienti dentro un miscelatore, ma un racconto fatto di tradizioni, di territori e di storie fatte da persone», conclude l’organizzatore Davide Alamia.
Informazioni utili
Date: 7 – 10 novembre 2025
Luogo: Piazza Verdi, Teatro Massimo – Palermo
Programma completo e accrediti stampa: www.sherbeth.it
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