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Cinema

Il Signore delle Nevi, il documentario di Correale

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Storia delle neviere in Sicilia

di Nello Correale

Venerdi, 11 novembre ore 16.00 Sala Bianca

Centro Sperimentale di Cinematografia – Palermo

Sarà il Direttore dell’Ufficio Speciale per il Cinema e l’Audiovisivo della Regione siciliana, Alessandro Rais, a introdurre la presentazione del film: “Il Signore delle Nevi, Storia delle neviere in Sicilia” di Nello Correale. L’incontro sarà una sorta di lezione aperta agli studenti del Centro Sperimentale di Cinematografia e a quanti vorranno conoscere la genesi e l’evoluzione di questo importante lavoro filmico. A incontrare gli studenti e il pubblico, con ingresso gratuito fino a esaurimento posti, l’autore e il regista Nello Correale, assieme a Vittoria Alliata, diretta discendente del Principe di Villafranca, Francesco e lo storico del cinema Sebastiano Gesù. Modera il direttore della sede Sicilia del Centro Sperimentale di Cinematografia, il giornalista Ivan Scinardo.

“Il film – sottolinea Correale – racconta una Sicilia inedita. La terra del sole, del mare, del sale e del grano, che ha prodotto il ghiaccio per tutto il Mediterraneo e ne ha mantenuto il monopolio del commercio per circa due secoli; è un omaggio a Francesco Alliata, principe di Villafranca, “l’ultimo signore delle nevi” e di molti altri luoghi di quella Sicilia alla quale ha dedicato l’impegno di una lunga e avventurosa esistenza, magistralmente narrata nelle sue memorie: Il Mediterraneo era il mio regno. Il film è un viaggio quasi sentimentale nel “cuore freddo” dell’isola”.

Il Signore delle Nevi è prodotto da Tipota Movie Company, in collaborazione con Panaria Film. “Realizzato nell’ambito del Programma Sensi Contemporanei Cinema”, con il contributo della Regione Siciliana, assessorato Turismo Sport e Spettacolo-Ufficio speciale per il Cinema e l’Audiovisivo, di Sensi Contemporanei, della Sicilia Film Commission, della Direzione generale per il cinema del Mibact, dell’Agenzia per la Coesione Territoriale.

Secondo il regista, «l’obiettivo del film è dare una nuova e più sistematica interpretazione antropologica alle fonti utilizzate per la ricostruzione dell’attività dei nevaioli siciliani. La narrazione avviene attraverso un racconto di immagini, suoni e parole dell’avvincente storia della neve e della sua lavorazione». Correale ricorda che la neve, per secoli, «è stata un bene prezioso non solo in campo alimentare, ma soprattutto in quello medico, per l’azione benefica che la “cura del freddo” aveva specialmente nei casi di emorragia e febbre alta. L’uomo cercò di godere di questo privilegio anche durante i mesi torridi, utilizzando ciò che la natura metteva a disposizione. Nella raccolta e nella conservazione della neve furono coinvolte numerose persone, alimentando una fiorente attività commerciale che, negli anni Cinquanta, lasciò il passo allo sviluppo tecnologico. Oggi sembra quasi una favola. Sono rimasti solo i luoghi dove veniva ammassata la neve. Eppure un tempo, durante le notti d’estate, lunghe file di muli scendevano dalle alte falde della “Montagna” con due grossi blocchi di neve con sulla groppa. Grazie all’uso dei carretti i blocchi venivano trasportati giù per il refrigerio della popolazione».

Il trailer

neviere trasporto

La storia

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La registrazione della conferenza avvenuta venerdi 11 novembre al Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo. Interventi di: Alessandro Rais, Vittoria Alliata, Nello Correrale. Modera Ivan Scinardo:

IL SIGNORE DELLA NEVE.

La storia delle neviere in Sicilia

di Nello Correale (c)  siae

Sino al secolo scorso si commerciava la neve da Trapani a Tunisi su navi a vela e le neviere che rifornivano Palermo erano sui monti dietro Monreale ed una, della “Busambra”, presso Corleone. Dall’altipiano degli Iblei e dall’Etna, invece, la neve veniva inviata alle città sulla costa ionica e mediterranea, fino a raggiungere l’isola di Malta.

La Sicilia, la terra del sole, del mare , del sale e del grano ha prodotto il ghiaccio per tutto il Mediterraneo e ne ha mantenuto il monopolio del commercio  per circa due secoli.

Attraversando i luoghi interessati  ricostruiremo un percorso guidati dal principe Francesco Alliata di Villafranca   ” l’ultimo signore della neve” ,oggi ultranovantenne,  che  dalle pendici del vulcano che domina il Mediterraneo ci condurrà a  Buccheri, a Monterosso ,a Palermo, ai Nebrodi e racconteremo di coloro che hanno fatto della “coltivazione” della neve una attività che è resistita per secoli  innestandosi nella  cultura popolare siciliana.

Obiettivo di questo Film/documentario è dare una nuova e più sistematica interpretazione antropologica alle fonti utilizzate per la ricostruzione dell’attività dei nevaioli siciliani. Raccontare attraverso un racconto di immagini, suoni e parole la storia avvincente della neve e la sua lavorazione. L’uso del ghiaccio e le moderne strutture in cui oggi viene prodotto in uno scenario particolare come quello del Mediterraneo e soprattutto in Sicilia. Il film documentario sarà realizzato con il sostegno della Regione Sicilia, in formato full HD e avrà la durata di 52’ ed è stato già richiesto da molte televisioni sia italiane che straniere.

L’importanza attribuita nel passato alla neve e alle neviere è testimoniata, ancora oggi, dalla presenza nei centri abitati di numerose chiesette consacrate alla Madonna della Neve. Infatti era molto diffusa l’usanza, e non solo nel meridione, d’invocare la protezione divina sulle neviere.

Si guarda a quest’attività in una scala più ampia, quella del Mediterraneo, descrivendo la raccolta, la produzione e la conseguente costituzione delle Società per la vendita della neve, prendiamo in considerazione sia le diverse tipologie costruttive con cui sono state edificate le neviere siciliane che i materiali da costruzione impiegati e i diversi tipi di consumo del prodotto ricavato dalla lavorazione della neve. Una panoramica sulle forme di trasporto e di commercializzazione della neve, compiuti da abili mulattieri e carrettieri dopo, lungo le trazzere che portavano alla marina dove sorgeranno le prime botteghe del ghiaccio.

“La neve per secoli è stata un bene prezioso non solo in campo alimentare, ma soprattutto in quello medico per l’azione benefica che la “cura del freddo” aveva specialmente nei casi di emorragia e febbre alta. L’uomo dunque cercò di potere godere di questo privilegio, anche durante i mesi torridi,   utilizzando ciò che la natura gli metteva a disposizione. Per secoli, dunque, la raccolta e la conservazione della neve coinvolsero un gran numero di persone alimentando una fiorente attività commerciale, che negli anni ’50  del ‘900 lasciò il passo allo sviluppo tecnologico. Oggi sembra quasi una favola, nessuno si occupa di questo commercio; sono rimasti solo i luoghi dove veniva ammassata la neve. Eppure un tempo, durante i mesi estivi di notte, lunghe file di muli scendevano dalle alte falde della “Montagna”, provenienti proprio dalle zone della tacche, con sulla groppa due grossi blocchi di neve che poi per mezzo di carretti venivano trasportati giù per il refrigerio della popolazioni. La “campagna” di raccolta della neve offriva non poco lavoro agli abitanti delle pendici dell’Etna. L’impiego di uomini, animali e mezzi era alquanto consistente: un migliaio circa di persone avevano la possibilità di lavorare e altrettanti animali venivano utilizzati per il trasporto.

Oggi inghiottite dal paesaggio montano, le neviere, esaurita la loro funzione, sembrano rientrate nel grembo della terra per testimoniare con voce sommessa un’antica arte e un’attiva industria, ma soprattutto un uso intelligente ed accorto delle risorse naturali.

Chiare testimonianze di archeologia industriale, spesso celate agli occhi dal rialzamento dei terreni, o sottoposte a mutamenti funzionali, queste strutture hanno portato alla realizzazione sul territorio di spazi che hanno connotato un modus vivendi, e definito mode e modi di vita. “

Coltivare la neve , questo era  l’attività dei nevaioli che cercheremo di far  vivere attraverso ricostruzioni storiche e fotografiche. Una attività  molto diffusa fino all’avvento della produzione industriale del” freddo”

Due erano i metodi di raccolta della neve: o veniva raccolta in mucchi e caricata su delle barelle, oppure sì faceva una palla (bbadda) attorno ad un bastone che fungeva da perno, la si caricava sulle spalle fino alla bocca della neviera attraverso cui si precipitava dentro.

Quest’ultimo è il sistema più antico, poiché da sempre la paga era commisurata al numero di palle portato alla neviera da ciascun operaio. Quattro uomini, calatisi all’interno della neviera e chiamati pisaturi (battitori, calpestatori) avevano il compito di calpestare in continuazione la neve, pressandola e ricoprendo lo strato con paglia. La neve veniva in questo modo assularata. Ogni sulata, cioè ogni strato, misurava in spessore (quando era compatto) da 20 a 30 cm e determinava la grandezza della neviera: così la ‘Grotta Grande”, la più grande neviera del comune, conteneva 365 strati, uno per ogni giorno dell’anno (come ripetevano gli stessi operai)

Ma ai fini della vendita si misurava a carichi venduti “a bocca di nivera“, cioè appena uscita dalla porta e pesata sul posto. Ogni carico equivaleva a due palle e, poiché ogni palla pesava intorno da 50 a 60 kg, un carico oscillava da 100 a 120 kg.

La neve era compressa da esperti pestatori, pisaturi, che calzavano le scarpe di pelo (zampitti), le cui stringhe attorcigliavano alle caviglie, che a loro volta erano fasciate con pelli di capra. Appena la neve compressa raggiungeva su tutta la superficie lo spessore desiderato (da 20 a 30 cm) si spargeva su tale superficie uno strato (na sulata) di paglia, che separava questo dal suolo successivo, così da favorire il distacco nel periodo della tagliatura. Altra paglia separava la neve dalle pareti laterali. Ogni suolo era formato da un certo numero di carichi: il numero variava in base alla larghezza della neviera. Quando la neviera era al colmo, cessava il lavoro dei “pisaturi“, che provvedevano a collocare gli ultimi strati di paglia sulla superficie e sui lati della fossa. Il loro controllo continuava nel periodo estivo, quando dovevano verificare il “calo” della neve e il grado di distacco dalle pareti.

Per il taglio della neve venivano impiegati operai specializzati. Questi, scesi nella neviera, incidevano il ghiaccio col piccone fino a raggiungere lo strato di paglia; poi con una paletta staccavano il blocco che ne veniva fuori. Il blocco veniva infilato in un sacco di lona, riempito di paglia e tirato fuori per essere pesato: l’abilità del tagliatore stava nel tagliare i blocchi del peso di 60 kg, peso di una palla, poiché due di queste formavano un carico.

Anticamente le neve si trasportava a basto di mulo, portando ogni mulo un carico, cioè due blocchi. Successivamente con l’introduzione dei carretti si ricorse a questi mezzi di trasporto .

Ogni carro portava cinque carichi. Un carro di 5 carichi veniva pagato a Lentini 100 lire nel 1940, di cui 50 per il trasporto e 50 per il prezzo della neve. Come detto ogni neviera aveva un suo preciso territorio da cui raccogliere neve. Questo se i terreni erano privati.

Tra il 1500 e il 1900, dalle Madonie ai Nebrodi, dai monti Peloritani all’Etna per passare infine all’Altopiano degli Iblei crebbe una realtà legata al lavoro della raccolta della neve, che ha dato forma a una serie di costumi e usanze.

Per quanto conosciute e scarsamente valorizzate, le neviere siciliane rappresentano una traccia indelebile del territorio regionale. Abbandonate, alcune semi-distrutte, altre riadattate per diversi scopi, i nevai ancora esistenti nell’area iblea presentano una forma semplice e la loro struttura cristallina ne fa uno dei capolavori dell’architettura minore siciliana.

Ciò dimostra l’importanza che ha avuto il fenomeno dell’espansione dell’industria legata al commercio della neve. Le popolazioni che ebbero a che fare con il suo utilizzo acquisirono una maggiore consapevolezza della possibilità di investire parte del loro capitale umano e finanziario per la crescita dell’attività di raccolta.

 

Cinema

Il gigantesco scandalo sanitario romeno in un doc.

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S’intitola Collective ed è meritatamente entrato nelle short list degli Academy Awards 2021. Presentato al Festival di Venezia nel 2019, in due anni ha raggiunto grande popolarità, dimostrandosi addirittura predittivo.

Lo Stato non aveva mai finanziato un film ad Alexander Nanau. Non la storia di un senzatetto di Bucharest intitolata The World According to Ion B., né Toto And His Sisters su dei giovani nelle baraccopoli. Ha dovuto trovare i fondi all’estero. “Perché dovremmo sovvenzionare un documentario che mostra una pessima immagine del nostro Paese?”, è stata la risposta. Ora in quel Paese, la Romania, sta cambiando tutto e Collective, disponibile in Italia sulla piattaforma IWonderfull, ha ricevuto il sostegno statale, anche se mostra e racconta al mondo uno scandalo gigantesco, di proporzioni così immense da atterrire gli spettatori.

La storia

La storia raccontata è quella che parte da un incendio in un club chiamato Colectiv. Non è a norma, e già non è chiaro perché non lo sia come mai i vigili del fuoco non ne siano informati. I pochi sopravvissuti con diverse ustioni arrivano in ospedali in teoria attrezzati e cominciano a morire a un tasso superiore a ogni media. La questione diventa sempre più grande e Alexander Nanau si attiva, decide di trovare i fondi (HBO Europe, nel caso specifico, mette la prima parte di denaro utile a partire), crea un suo team investigativo e iniziare a ricostruire che cosa stia accadendo. Succede anche che, per la prima volta dal 1989, così tante persone scendano in piazza a protestare, dopo la scoperta che i flaconi di disinfettante usati negli ospedali contengono solo il 10% di disinfettante. Qualcuno ci ha mangiato sopra e la gente nuore. Contemporaneamente un reporter di un giornale sportivo comincia a indagare.

La Romania è una democrazia giovane e il giornalista Cătălin Tolontan, già noto per aver fatto dimettere un paio di Ministri dello Sport con le sue inchieste dure, decide di allargare il raggio d’azione e indagare sulla questione dei flaconi diluiti fino al 10%. E proprio il fatto di essere un reporter di un giornale sportivo inizialmente lo aiuta parecchio: lui e il suo team non sono percepiti come una grande minaccia. Nanau contatta Tolontan dopo i primi articoli per capire come collaborare, benché in origine non volesse una troupe in redazione per proteggere sia i testimoni sia il lavoro. Con il tempo, tuttavia, nasce una fiducia reciproca. E qui il documentario svolta, perché la troupe di Collective è sempre dove deve essere nel momento giusto. Gli eventi non sono mai raccontati, ma li vediamo accadere: “Ci avvertivano per tempo”, ha spiegato Alexander Nanau. “Ci dicevano quando erano a un punto cruciale, perché anche loro volevano che l’indagine fosse filmata, così da allargarne le proporzioni”.

Alla fine Collective svela l’intero sistema corrotto, a partire da uno scandalo sanitario fino al governo, che è costretto a dimettersi in massa per far spazio a uno tecnico. E il documentario fa un ulteriore balzo in avanti: il nuovo esecutivo capisce che, forse, avere una troupe vicino può aiutare la trasparenza che tanto ha sbandierato. Così, da un certo punto in poi, la troupe di Alexander Nanau segue non solo i giornalisti, ma anche il Ministro della Salute appena nominato. Ci sono telefonate incredibili, momenti che solitamente sentiamo ricostruiti e scoperte in tempo reale di eventi terribili. Per riuscirci al regista è bastato chiedere un incontro con il nuovo capo del dicastero già una settimana dopo l’insediamento, e ha avuto la fortuna di beneficiare “di una piccola finestra in cui la società non era in mano ai populisti e ai corrotti”dice sempre lui. “Penso sia comunque incredibile che giornalisti, gole profonde e Ministri della Salute abbiano avuto il coraggio di lasciare che li seguissimo costantemente”.

Festival di Venezia

Presentato a Venezia nel 2019, Collective ha girato il mondo per due anni ed è diventato sempre più attuale. Già mentre lo giravano infatti, con Donald Trump e la Brexit sullo sfondo, era chiaro che questa storia di populismo arrogante sarebbe stata capace di risuonare in ogni paese. Poi, con l’enfatizzarsi delle tensioni americane, con lo tsunami della pandemia e i problemi sanitari, il documentario di Alexander Nanau è diventato una metafora del pianeta: il mondo vede che cosa può accadere quando la corruzione si fa sistema. A Bucarest e dintorni, in seguito all’uscita di Collective, sempre più gole profonde hanno iniziato a farsi sentire, come non mai. E anche se il film si chiude con la nuova vittoria dei populisti e il trionfo della corruzione su un governo onesto, ciò che è successo dopo è un aumento esponenziale delle migrazioni, che hanno reso la Romania il paese con più espatri dopo la Syria. E anche le proteste si sono decuplicate.

“Chi è rimasto, in particolare i giovani imprenditori, si sono messi insieme per iniziative civili. Hanno costruito un ospedale. Ora ci stiamo riprendendo, e ci siamo anche liberati del governo corrotto”. Sempre il regista Nanau spiega una cosa fondamentale che ha imparato girando il documentario: “Farlo mi ha permesso di crescere e di realizzare quanto la natura umana sia marcia. Lo leggi nei romanzi, nella Bibbia, e lo vedi nei film, ma certi abissi… anche nelle nazioni cosiddette sviluppate…. Per me è stata un’epifania”. (Fonte:https://www.wired.it/play/cinema/2021/02/20/collective-scandalo-sanitario-romeno-documentario-oscar/)

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Cinema

Winter School Online-Workshop “Cinema Paradise”

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CAMPUS Asia: SUAE_Asia 2021, 15-26 febbraio 2021

Il Dipartimento di Architettura e il Corso di Laurea Magistrale in Architettura Palermo capofila di un TEAM internazioanle di cinque Università provenienti dalla Cina, Sud Korea, Giappone, Austria e Italia.

60 partecipanti fra docenti e studenti delle cinque Università di Pusan National University (Sud Corea), Kyushu University (Giappone), Tongji University (Cina), University of Technology Vienna e Università degli Studi di Palermo stanno partecipando in rete al Workshop internazionale on line denominato CAMPUS Asia: SUAE_Asia 2021 Winter School.

Il ricco programma di interventi avviato lo scorso 15 febbraio, con i saluti dei Professori dell’Università degli Studi di Palermo Andrea Sciascia (Direttore del Dipartimento di Architettura) e Emanuele Palazzotto (Coordinatore del Cordo di Laurea in Architettura) che si concluderanno il prossimo 26 febbraio, vede la partecipazione di grandi esperti da tutto il mondo confrontarsi sul tema posto dal direttore del Gruppo di ricerca #LabCityArchitecture e del Laboratorio di Laurea “CENTRI MINORI IN SICILIA”, il  Professore Renzo Lecardane del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Palermo.

La Winter School Workshop 2021

La Winter School Workshop 2021, dal titolo: “Cinema Paradise: Inventing the Natural and Harmonious Cinema Paradise Places in the Valley Bolognetta cascata e grotta di San Nicola, Palermo, Sicily, Italy”, si svolgerà in modalità remoto sul tema dei luoghi del cinema in Sicilia dedicando il Workshop al 30° anniversario del Premio Oscar al Maestro Giuseppe Tornatore.

Qui il link : https://www.youtube.com/watch?v=PZS0iBkDFfU.

“Abbiamo fortemente voluto organizzare questo Workshop internazionale con un caledario fitto di incontri, seppure virtuali, con docenti e studenti di tre Università asiatiche e due europee”, dice il Professore Lecardane, “per incrementare gli scambi culturali e didattici a partire dal nostro territorio fortemente caratterizzato da bellezze paesaggistiche e in particolare sull’impatto del capolavoro filmico Nuovo Cinema Paradiso del regista di Bagheria, Giuseppe Tornatore, a oltre 30 anni dalla conquista dell’Oscar come miglior film straniero. E’ oper questo che abbiamo coinvolto anche il Direttore Ivan Scinardo della sede Sicilia del Centro Sperimentale di Cinematografia che ha tenuto una Lecture in inglese, ripercorrendo la filmografia di Tornatore e facendo vedere oltre 10 frammenti di film conservati nella memoria della storia del cinema girati in Sicilia”.

 

A coordinare gli interventi il Professore  Inhee Lee (Pusan National University, Sud Corea), Direttore del Programma CAMPUS ASIA, con i Coordinatori Scientifici Prof. Renzo Lecardane (DARCH-UNIPA), Prof. Mladen Jadric (Vienna University of Technology, Austria), Prof. Feng Deng (Tongji University, Cina), Prof. Prasana Divigalpitiya (Kyushu University, Giappone), i docenti del Comitato Scientifico e i Coordinatori e Tutors didattici.

Qui tutte le info: http://www.suae-asia.com.

L’internazionalizzazione delle attività accademiche emerge come uno strumento fondamentale per l’interazione consapevole di attività didattiche e di metodologie di ricerca, è in questo quadro che si inserisce l’esperienza del Gruppo di ricerca LabCity Architecture (DARCH-UNIPA) che ha in attivo numerosi rapporti di collaborazione con istituzioni universitarie internazionali.

Questo Workshop conferma il processo di internazionalizzazione dell’Ateneo di Palermo, attraverso la ricerca e l’attività didattica, con una forte spinta verso il progetto di ricerca-azione che ambisce a potenziare la comunità, i cittadini, le associazioni e le istituzioni, attraverso un processo di riappropriazione del diritto all’uso degli spazi e dei beni comuni con una vocazione militante e critica del ruolo dell’Università all’interno dei processi di trasformazione concreta dello spazio naturale e antropico.

Nel 2020 il progetto “CENTRI MINORI IN SICILIA. VALLEDOLMO 2030: la città che cura” del Gruppo di ricerca LabCityArchitecture (DARCH-UNIPA) ha ricevuto il premio EXCELLENCE AWARD nell’ambito del Workshop internazionale “Balcony and Violin. Life of Post-COVID 19”, organizzato dal Busan International Architectural Design Workshop (BIADW), Sud Corea, al quale sono state invitate 18 Università provenienti da tutto il mondo.

Il CAMPUS Asia 2021 mira a promuovere la pratica della progettazione resiliente nell’ambiente naturale e costruito ampliando le opportunità della formazione universitaria attraverso eventi multidisciplinari internazionali i cui esiti saranno pubblicati a cura del Centro del Patrimonio Mondiale UNESCO. Questo programma di formazione internazionale in architettura è sostenuto dalla Commissione Nazionale UNESCO-Corea Education for Sustainable Development (ESD), con la partecipazione delle Università: Pusan National University (Sud Corea), Kyushu University (Giappone), Tongji University (Cina) e, da quest’anno, anche l’University of Technology Vienna e l’Università degli Studi di Palermo.

Al Workshop CAMPUS Asia 2021 partecipano per l’Università degli Studi di Palermo il Coordinatore scientifico Prof. Renzo Lercardane, i Professori del Comitato scientifico Zeila Tesoriere, Ferdinando Trapani, il Direttore Ivan Scinardo del Centro Sperimentale di Cinematografia – Sicilia, le Coordinatrici e Tutors Arch. Paola La Scala (PhD) e Arch. Bianca Andaloro (PhD student), il Presidente Giuseppe De Caro dell’Associazione Antica Trasversale sicula, le studentesse Valentina D’Anna, Egizia Miraudo e Federica Tognetti; per la Pusan National University Sud Corea il Coordinatore scientifico Prof. Inhee Lee, i Professori del Comitato scientifico Shinkoo Woo, Changbae Park, Jaewoo Yoo, il Coordinatore e Tutor Prof. Yoonjeong Kim; per la Vienna University of Technology il Coordinatore scientifico Prof. Mladen Jadric, la Coordinatrice e Tutor Federica Rizzo; per la Tongji University Cina il Coordinatore scientifico Prof. Feng Deng, il Comitato scientifico Prof. Li Zhang, il Coordinatore e Tutor Prof. Yanzhe Hu; per la Kyushu University Giappone il Coordinatore scientifico Prof. Prasana Divigalpitiya, il Coordinatore e Tutor Arch. Kanako Fuji.

14 TEAMS internazionali

Zhang Jiaxin, Qiu Wei, An Na, Gao Bingqiong, Sun Chang, Liu Lian, Zhu Xiaoxing, Guo Xiaoxi, Xue Huiyuan, Ye Zi, Tang Haiyao, Bao Jixuan, Wang Zheyue, Liu Shinan, Zhang Yujiao, Liao Biyu, Hou Yuming, Jiang Yuting, Li Ino, Hataita Kozue, Uesugi Mako, Yumen Ayumi, Sun Cong, Wen Yajun, Li Huiying, Lee Yeon Ju, Lee Da Kyeong, Joo Eun Hee, Kim Sungsu, Lee Seung Gyu, Kim Min Kee, Konduri Sai, Bhanu Sreenidhi, Kwak Bo Min, Kim Go Un, Kim Gwang Ho, Hong Seok Min, Anna Zita Leutgeb, Chiara Bayer, Laura Endhardt, Schmidt Veronika, Tatlav Aydin Dağlar, Siciliani Carlotta, Bianca Andaloro, Valentina D’Anna, Egizia Miraudo, Federica Tognetti.

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Cinema

Cinema#Giornalismo, la prefazione di Buttafuoco

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“Cinema#Giornalismo, inchiesta e spettacolarizzazione della notizia”, intervento del giornalista e scrittore Pietrangelo Buttafuoco al seminario dell’Ordine dei Giornalisti di oggi. Buttafuoco, che ha curato la prefazione dal titolo: Pellicole&Rotative, al mio libro: “Cinema#Giornalismo, immaginario e narrazione”, parla ai giornalisti di tutta Italia collegati in videoconferenza.

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In Tendenza