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Famiglia

Se urlare significa imporsi

Ivan Scinardo

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L’ascolto, ce ne siamo occupati la scorsa 10092008_16_44_48.jpg settimana, è forse uno degli esercizi più difficili da mettere in pratica, se passivo equivale in qualche modo alla sordità. A noi interessa però quello attivo, che se praticato frequentemente rappresenta il primo elemento di socializzazione, di autocritica e talvolta rispetto anche del pensiero degli altri, anche, a prima vista, i più difficili da sopportare. La famiglia dovrebbe essere il primo laboratorio sperimentale in cui insegnare ai figli la conversazione, il dibattito, facendo attenzione ai toni e rispettando la figura di un moderatore, che spetta o al padre o alla madre. La lettera di una coppia di genitori che lamenta l’aggressività in famiglia del loro figlio, ogni qual volta si discute su qualcosa, mi ha fatto molto riflettere. La coppia ha serie difficoltà a comunicare semplicemente il proprio punto di vista al figlio; questi si infiamma, alza la voce, urla e talvolta diventa anche violento, battendo i pugni. Forse sarebbe interessante sapere come si articola il dialogo in famiglia, come vengono chieste le cose; perché se vince chi urla di più può succedere che il giovane, magari molto diverso in altri contesti, in famiglia adotta questo metodo per abitudine. Forse questi genitori si perdono la parte migliore del figlio che sa essere moderato con gli amici e magari ascolta di più. Oppure dovrebbero fare una serie riflessione se e come hanno addestrato il loro figlio, nel corso della crescita, a parlare al momento giusto, a rispettare i tempi degli altri e predisporsi all’ascolto. Imporre, in sostanza, una sorta di autodisciplina e di controllo dei decibel. Prendiamo un esempio classico: la televisione; assistiamo a dibattiti violenti nei toni, con una voglia sempre crescente di sopraffazione e di faziosità. Ognuno si muove su un binario autonomo sotto gli occhi di moderatori a volte compiaciuti per gli effetti dell’audience a volte complici dell’intera impalcatura. Così anche in politica. Nella ”scuola” televisiva che sembra essere, purtroppo, più efficace di quella tradizione, andrebbero banditi gli urlatori, gli aizzatori, gli indignati senza anima, a coloro che vogliono a tutti i costi imporre frasi ad effetto, per ottenere il consenso dell’applausometro. E allora, perché non educarci tutti alla riflessione, alle pause, ai silenzi; per capire, correggersi e magari chiedere con umiltà scusa. Ma qui mi rivolgo agli adulti, che spesso vogliono avere l’ultima parola anche quando hanno la consapevolezza di sbagliare. Il silenzio e la riflessione talvolta possono rappresentare l’anticamera per il cambiamento e forse una apertura mentale diversa nel rapporto genitori ? figli

Cultura

“Figli delle App”, la fotografia delle nuove generazioni

Ivan Scinardo

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Il sociologo Francesco Pira intervista le nuove generazioni digital-popolari e social-dipendenti. Il 98% ha uno smartphone, il 68% ha un profilo falso, il 60% si sente solo

Il sociologo Francesco Pira, professore associato di sociologia dei processi culturali e comunicativi, docente di Comunicazione e Giornalismo all’Università degli Studi di Messina, parla ai nostri figli, ai ragazzi di oggi che non sono marziani ma adolescenti e giovani pieni di speranze e carichi di fragilità.

Il libro

Nel titolo provocatorio “Figli delle App”, l’autore che si definisce “immigrato digitale e adolescente, riecheggia il ritornello della canzone di Alan Sorrenti.

“Noi siamo figli delle stelle/ Non ci fermeremo mai per niente al mondo/ Per sempre figli delle stelle/ Senza storia senza età, eroi di un sogno…” e si chiede se i figli delle App siano veramente “eroi di un sogno” o vittime del consumismo tecnologico che, come afferma Zygmunt Bauman “rischia di trasformarci in individui senza storia e identità”.

I ragazzi di oggi si muovono tra App e dimensione social, in un fluire quotidiano h24 d’interazioni, produzione di contenuti e creatività mentre, con la didattica a distanza, anche l’e-learning è entrato nella loro vita.

Il sociologo Pira

Il terzo capitolo del volume “La mia via ai tempi del Covid.” è interamente dedicato ai risultati della survey online, condotta durante il lockdown, nel periodo aprile – maggio 2020, che ha coinvolto 1.858 ragazze e ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori, i quali hanno risposto ad un questionario online composto da diciassette domande.

I dati

I dati evidenziano come questi adolescenti rappresentino a tutti gli effetti, la prima generazione digitale. Il 96,6% degli intervistati possiede uno smartphone e l’88,8% ha un computer. Uno degli aspetti di maggiore interesse emerso è quello relativo alla tendenza ad isolarsi rispetto all’ambiente familiare.  I ragazzi appaiono sempre più dipendenti dal gruppo di pari e, durante il lockdown, hanno vissuto una forte sensazione d’isolamento, di paura e di scoraggiamento.

Appare significativo che il 69% degli intervistati ha dichiarato di trascorrere la giornata su Instagram e WhatsApp e di essere in possesso di un profilo social falso, confermando così, come nell’era liquido-moderna, l’inganno sia diventato centrale nei processi di comprensione del reale, e la distinzione tra vero e falso non sia più percepita.

Nel testo, il prof. Pira spiega come oggi si registra il passaggio da una non-comunicazione all’iper-comunicazione, alla “vetrinizzazione” dell’io ed alla sistematica manipolazione della realtà, con impatti profondi sulle dinamiche di sviluppo della società nel suo complesso.

Nella prefazione, il prof. Giovanni Boccia Artieri, Ordinario di sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università di Urbino, evidenzia che il libro “ripercorre le tappe di evoluzione e addomesticamento delle tecnologie” e mette  a confronto generazioni diverse che si sono evolute all’interno  di ambienti sempre più tecnologici.

Nell’incontro deontologico online, promosso dall’UCSI con l’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, sul tema “Attualità della Carta di Treviso”, il prof. Pira ha sollecitato il coinvolgimento educativo dei genitori, che spesso con un comportamento da “adultescenti” rifiutano il controllo dei social e trascurano le responsabilità educative che competono loro, nell’evidente dicotomia tra connessione e relazione.

Dalla buona o dalla cattiva educazione della gioventù dipende un buon o un triste avvenire della società”. La citazione della frase di San Giovanni Bosco che apre il volume “Figli delle App”, rappresenta il filo motivazionale per una lettura attenta ed una responsabilità, capaci di rispondere all’emergenza educativa.

L’educazione alla cittadinanza digitale e l’uso corretto delle nuove tecnologie che trasmettano al mondo messaggi positivi e che promuovano la costruzione della società della conoscenza, contribuiranno a superare i rischi del cyberbullismo, del sexting, del revenge porn, del cutting, ed ora anche del Tik Tok, che, per gli effetti dannosi che producono, non possono essere chiamati “giochi”.

Giuseppe Adernò

(giuseppe.aderno1@gmail.com)

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Cinema

Un documentario racconta coop e volontari

Arianna Scinardo

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A quasi tre mesi dall’inizio dell’emergenza Covid-19, Coop Alleanza 3.0 ha voluto raccogliere nel documentario “Coronavirus, un’ordinaria giornata particolare” le testimonianze dei lavoratori della Cooperativa e dei volontari delle associazioni del terzo settore che sono al fianco delle comunità, dei territori in questo difficile momento. Il documentario è un diario corale in cui si ripercorrono i momenti cruciali dell’emergenza Covid-19, che ha delineato nuove priorità e ridisegnato i confini delle esigenze quotidiane, attraverso storie che fanno sentire la comunità parte di una storia condivisa.
“Coronavirus, un’ordinaria giornata particolare” è disponibile sul sito di Coop Alleanza 3.0 e sul canale Youtube della Cooperativa. “Il documentario – si legge in una nota – è un modo di dire grazie a tutti per l’impegno straordinario, ascoltando le voci di una umanità pulsante e viva che parla un linguaggio comune: quello dell’inclusione, della solidarietà e della cooperazione perché è solo pensando da comunità che supereremo insieme questa emergenza. Coronavirus, un’ordinaria giornata particolare si focalizza anche sulle nuove relazioni “a distanza di un metro”, sulle nuove forme di solidarietà, sulle azioni derivanti dall’essere una cooperativa vicina alla comunità, alla vita delle persone, e del territorio”. (ANSA)

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Famiglia

Famiglia Il primo supporto a ragazzi plusdotati

Enrico Alagna

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A Palermo nasce il primo, e al momento unico centro in Sicilia, a supporto dei ragazzi plusdotati e delle loro famiglie, in rete con l’associazione nazionale Step-net Onlus

L’associazione Apprendo Onlus, sotto il marchio registrato “Virtualmente Centro Studi e ricerche per l’apprendimento ®”, con sede a Palermo in via in Notarbartolo n. 35, struttura attivata da Sara Ferina e Antonio Di Fresco, entra in rete con l’associazione nazionale Step-net Onlus, nella gestione e nel supporto delle difficoltà che coinvolgono i ragazzi plusdotati e le loro famiglie.

Da dieci anni in prima linea

Dediti da anni, quotidianamente, insieme ad una squadra di seri e scrupolosi professionisti, all’aiuto e alla risoluzione delle difficoltà di bambini, ragazzi e famiglie che sono direttamente coinvolte nelle problematiche dell’apprendimento, si aggiunge oggi un’ulteriore possibilità di sostegno, la prima realtà in Sicilia, che si occupa dell’adeguata gestione di ragazze e ragazzi con un quoziente intellettivo superiore alla media, a volte oltre i 130 punti.

Studenti con disturbi dell’apprendimento

Gli studenti plusdotati, così come gli studenti con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), necessitano, infatti, di tutela.

Sono studenti che dimostrano capacità di apprendimento e curiosità intellettuale molto sviluppate, realtà che purtroppo, quasi incredibilmente, possono risultare uno svantaggio nel contesto scolastico e formativo standard.

I plusdotati secondo alcune stime rappresentano circa il 5 % degli studenti italiani, tanto che nel 2019 il Miur ha ritenuto opportuno inserire questa realtà tra i “Bisogni educativi speciali” (Bes).

Se non opportunamente seguiti questi ragazzi possono ritrovarsi soli e, in qualche modo, disadattati rispetto ai compagni di studio, con conseguenze negative sul percorso di crescita, scolastico e individuale.

Il primo centro in Sicilia

Si trova a Palermo, dunque, il primo centro in Sicilia rivolto ai bambini e ragazzi con un elevato potenziale intellettivo, uno spazio di incontro e di sostegno anche per le famiglie, in grado di offrire una consulenza approfondita nel riconoscere uno studente plusdotato, attraverso un accertamento dedicato che si serve di incontri specifici e di test.

Sara Ferina

Contrariamente a ciò che si possa pensare – spiega Sara Ferina, responsabile del Centro Virtualmente – i bambini/ragazzi con questa tipologia di profilo, spesso possono manifestare sentimenti negativi verso se stessi, verso il contesto scolastico, perdendo curiosità, motivazione ad apprendere e interesse, ritirandosi dalle relazioni sociali e attuando azioni disfunzionali. Si genera così il fenomeno dell’underachievement, che porta alla disaffezione scolastica e all’abbandono del percorso di studi e, nei casi peggiori, all’emarginazione. Per questo è di fondamentale importanza identificarli precocemente per individuare le caratteristiche cognitive e psicologiche. Oggi Virtualmente fornisce questo servizio alle famiglie e ai bambini, ai fini dell’individuazione precoce delle loro caratteristiche, per sostenere, sviluppare i loro talenti e prevenire il disagio scolastico e sociale”.

Apprendo ONLUS

La struttura Apprendo ONLUS, sotto il marchio di “Virtualmente Centro Studi e ricerche per l’apprendimento ®”, svolge attività che vanno dalla diagnosi al potenziamento, al doposcuola specialistico, al counseling, ai colloqui con gli insegnanti, per far crescere i ragazzi nel loro percorso individuale verso l’autonomia e l’autostima.

Tutte le attività, e ulteriori informazioni, sono fruibili sul sito www.centrostudivirtualmente.org.

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In Tendenza