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InSalute (Dott.E.Alagna)

Vaccini, nasce l’Anagrafe nazionale

Enrico Alagna

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In attesa di un approfondimento parlamentare sul dibattito pubblico relativo all’obbligatorietà delle vaccinazioni,  considerato che, con l’approssimarsi dell’avvio del nuovo anno scolastico 2018-2019, la mancata attuazione dell’Anagrafe nazionale vaccini potrebbe determinare un appesantimento delle procedure burocratiche a carico le famiglie e delle scuole, i ministeri della Salute e dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca sono intervenuti con una circolare, in vista dell’imminente scadenza del noto termine del 10 luglio, per promuovere le seguenti semplificazioni:

  • per i minori da 6 a 16 anni, quando non si tratta di prima iscrizione scolastica, resta valida la documentazione già presentata per l’anno scolastico 2017-2018;

 

  • se il minore non deve effettuare nuove vaccinazioni o richiami; per i minori da 0 a 6 anni e per la prima iscrizione alle scuole (minori 6 – 16 anni), basta una dichiarazione sostitutiva di avvenuta vaccinazione.

 

La principale novità sul tema è la costituzione dell’Anagrafe nazionale vaccini, indispensabile per semplificare la vita delle famiglie ed evitare inutili e onerose certificazioni anche nei casi di cambio di residenza. Il decreto ministeriale è pronto e seguirà al più presto il suo iter procedurale.

L’Anagrafe nazionale, strumento base per gestire le vaccinazioni, ancora non è stata attuata dopo ben 334 giorni dalla nuova legge del 2017. Consentirà di monitorare i programmi vaccinali, di conoscere le ragioni delle mancate vaccinazioni e di misurare progressi e criticità del sistema.

L’Anagrafe nazionale è la base per far decollare concretamente la vaccino-vigilanza, che potrà finalmente riferire puntualmente sugli eventi avversi riferiti ai vaccini impiegati e metterà a sistema i dati delle Regioni. Attraverso il sistema nazionale degli eventi avversi gestito da Aifa, le segnalazioni potranno essere comunicate dai professionisti sanitari e dai soggetti vaccinati o dai loro genitori.

Infine, prende avvio il Tavolo degli esperti indipendenti del ministro della Salute che consentirà di produrre le evidenze scientifiche a sostegno delle scelte dei decisori.

Vedi le slide presentate in conferenza.

(Fonte: Ministero della Salute)

In Tendenza

Mix-Match vaccini: è una strategia vincente?

Enrico Alagna

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Da sabato 12 giugno 2021 tutte le persone under-60 vaccinate in prima dose con Vaxzevria (AstraZeneca) riceveranno, in seconda dose, un vaccino a mRNA tra Comirnaty (Pfizer-BioNTech) e mRNA-1273 (Moderna). A stabilirlo è stato il comitato tecnico scientifico del Governo istituito per affrontare l’emergenza pandemica. Una decisione presa in fretta dopo il decesso della giovane 18enne che nei giorni scorsi aveva ricevuto, in occasione di un open-day vaccinale (open-day rivolti ai giovani bocciati dalla stessa AIFA), il vaccino AstraZeneca.
Mi chiedo da medico se è stata questa una decisione dettata dalla saggezza, dalle poche evidenze scientifiche o semplicemente dalla paura? Ad un’analisi approfondita la situazione è molto chiara: se da un lato erano già note le possibili rare reazioni avverse, poco ancora (mi permetto di dire, in punta di piedi) sappiamo della stategia “mix and match” decisa dal CTS.
Ad oggi i vaccini per contrastare Covid-19 appartengono essenzialmente a due categorie: i vaccini a mRNA (Pfizer-BioNTech e Moderna) e quelli a vettore virale (AstraZeneca e Janssen). Sia quelli a mRNA sia quelli a vettore virale si sono dimostrati altamente efficaci nel prevenire le forme gravi di Covid-19. Eccetto che per il vaccino Janssen (monodose), Pfizer, Moderna, e AstraZeneca prevedono due dosi. Una strategia volta ad ottenere la miglior risposta del sistema immunitario.
Concludere il ciclo vaccinale è decisamente importante sopratutto con l’avvento delle nuove varianti emerse negli ultimi mesi. Se tutti i vaccini oggi in commercio si sono dimostrati efficaci, questo è vero quando il ciclo vaccinale viene portato a termine. Un esempio è l’efficacia contro la variante indiana: dopo una sola dose, l’efficacia del vaccino Pfizer Comirnaty e Vaxzevria (AstraZeneca) si attesta solo al 33%. Se però si effettua la seconda dose, l’efficacia torna a salire a livelli molto elevati, quasi comparabili a quelli ottenuti contro la variante inglese.
Un risultato importante che indica ancora una volta quanto sia fondamentale effettuare la prima vaccinazione e successivamente il richiamo vaccinale. Richiamo che però oggi, per coloro i quali hanno effettuato AstraZeneca o Vaxzevria, può essere effettuato con un vaccino differente rispetto alla prima dose.
L’idea di questa strategia mix and match non è affatto nuova, testata già contro HIV. La decisione di “mischiare” le dosi da parte dell’Italia segue quella di altre nazioni come Germania, Spagna, Francia, Danimarca, Norvegia e Canada. Decisone però non basata su solidi dati poiché è solo da poco tempo che si è iniziato a testare tale approccio.
Ad oggi gli studi più approfonditi che hanno indagato la strategia mix and match sono 3. In tutti, l’utilizzo di una prima dose AstraZeneca seguita da una dose Pfizer ha prodotto una robusta risposta immunitaria. Due di questi hanno inoltre registrato un risposta paragonabile a quella ottenuta con due dosi di Pfizer-BioNTech.
In particolare in uno studio realizzato in Germania il mix and match ha prodotto un livello di anticorpi neutralizzanti superiore di 10 volte a quello riscontrabile con il ciclo classico di AstraZeneca. Un dato che potrebbe tradursi in migliore protezione. Lo stesso studio, pare, abbia anche mostrato come l’approccio misto abbia portato a minori effetti collaterali.
Ciò non significa, però, che non ci siano incognite. Nelle prossime settimane sono attesi molti più dati di quelli ottenuti sino ad oggi. Diversi gruppi sono infatti al lavoro per trovare il giusto mix, perché non basta somministrare due dosi differenti.
Un’incognita è il fattore tempo. Un recente studio su The Lancet (non è topolino) ha mostrato come indipendentemente dall’ordine di somministrazione, se la distanza tra prima e seconda dose è di sole 4 settimane, il rischio di effetti collaterali è significativamente maggiore di chi riceve le due dosi dello stesso prodotto.
La strada è ancora lunga e le incognite non mancano. Solo i dati accumulati nel tempo potranno dirci se si tratta di una strategia vincente. Mai come oggi bisogna affidarsi alla scienza, mantenere una comunicazione pacata e non alimentare lo scetticismo.
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In Evidenza

Lo “scannacristiani” è libero dopo 25 anni di detenzione

Enrico Alagna

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Capo del mandamento di San Giuseppe Jato ed esponente di spicco dei Corleonesi, è stato condannato per oltre un centinaio di omicidi, tra cui quello tristemente celebre del piccolo Giuseppe Di Matteo (figlio del pentito Santino Di Matteo) strangolato e sciolto nell’acido, e per la strage di Capaci, in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre agenti di scorta, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, nella quale Brusca ricoprì un ruolo fondamentale, in quanto fu l’uomo che materialmente spinse il tasto del radiocomando a distanza che fece esplodere il tritolo piazzato in un canale di scolo sotto l’autostrada.

Arrestato nel 1996, nel 2000 gli viene riconosciuto lo status di collaboratore di giustizia. Ieri, 31 maggio 2021 Giovanni Brusca, dopo aver trascorso 25 anni in carcere, è stato liberato per aver scontato la sua pena, rimanendo sottoposto alla libertà vigilata per ulteriori 4 anni, secondo quanto stabilito dalla Corte d’Appello di Milano.

Ieri la parte buona di questo paese ha perso, ha vinto ancora una volta la parte grigia dello stato, ha vinto l’ipocrisia. U’ verru è libero, il porco è libero. Giovanni Brusca colui il quale, in un interrogatorio, ammise  “Sono un animale, ho lavorato per tutta la vita per Cosa nostra, ho ucciso più di 150 persone, non ricordo neanche il nome di tutti”. E’ libero!

Adesso dice di “essere cambiato”, di essere “una persona diversa dal crudele uomo di mafia di vent’anni fa”. Ma davanti a quegli epiteti “u verru” ( il porco), ” u scannacristiani” con cui è sempre stato indicato, Giovanni Brusca non ha mai fatto una piega. E’ lui che azionò l’autobomba che uccise il giudice Rocco Chinnici e tre agenti di scorta. Responsabile di almeno 150 OMICIDI.
Lo Stato buono perde ancora. O forse trionfa, perché questo ci insegna la magistratura; questo ci dicono i magistrati: la galera deve rieducare e riammettere alla società civile, e chissà che lui, u’ verru, non sia davvero cambiato.

Sia chiaro, nonostante oggi ci insegnano a predicare la moda del politically correct, ad essere garantisti al massimo, per me Giovanni Brusca resterà sempre “U’ verru”, esecutore materiale della strage di Capaci, del brutale assassinio del piccolo Giuseppe Di Matteo e del Dott. Rocco Chinnici, giudice istruttore del primo maxi-processo di mafia celebrato a Palermo nel 1986. In Italia i veri condannati al “fine pena mai” sono i superstiti, i familiari delle vittime, morti ammazzati per mano di questi porci.

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In Evidenza

“Rimettendo la nostra vita nelle mani di Dio, usciremo dalla pandemia”

Enrico Alagna

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Vaccinazione ai senza fissa dimora

Vaccinare chi vive ai margini della società, i senza dimora, che rischiano di restare fuori dalla campagna di immunizzazione. L’iniziativa “Accanto agli ultimi”, lanciata dal governo regionale, in collaborazione con il Comune di Palermo, punta a raggiungere i più poveri. Si tratta di persone esposte al contagio e, quindi, potenziale veicolo di trasmissione del virus. Persone che spesso non riescono a raggiungere i centri vaccinali, perché affetti da varie patologie, prive di mezzo proprio e, soprattutto, talvolta ignare della possibilità di proteggersi con la vaccinazione, o ancora di avere diritto alla stessa.

La regione Sicilia è un esempio di come la copertura vaccinale va garantita in primis alle fasce sociali meno abbienti della popolazione. Le vaccinazioni dello scorso 13 maggio alla Missione Speranza e Carità, fondata dal missionario laico Biagio Conte, ne sono la dimostrazione; si rivela dunque una iniziativa di alto valore sociale prima ancora che di prevenzione sanitaria.

Nessuno deve rimanere indietro ed è per questo che gli operatori sanitari, medici e infermieri dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Palermo, impegnati nell’emergenza covid-19, di concerto con il Commissario Straordinario per l’Emergenza Covid dell’area Metropolitana di Palermo, hanno vaccinato i primi sessanta ospiti della Missione con sede nel capoluogo siciliano: uomini che vivono ai margini della società, gli Ultimi, i più sofferenti, direi gli invisibili, coloro ai quali tutti i giorni passiamo accanto senza neppure rivolgere uno sguardo compassionevole e che, proprio per la precarietà del loro stato di salute, sono coloro che rischiano gravi complicanze in caso di contagio da Sars-CoV-2. I senza fissa dimora sono stati prima sottoposti a tampone, poi ad anamnesi e, infine, vaccinati.

Lo scorso 24 maggio è stato il turno dell’accoglienza femminile della Missione di Speranza e Carità, sita in via Garibaldi nel capoluogo siciliano. 50 le dosi inoculate alle donne, alle mamme e alle Sorelle della comunità. Nelle prossime settimane seguiranno altre giornate di vaccinazione rivolte ai senzatetto e ai residenti dei quartieri più disagiati. Sono state somministrate dosi di vaccino Johnson&Johnson che, in quanto monodose, è più adatto alle categorie fragili ai quali così è stata fornita così una copertura immediata, dosi di vaccino pfizer e moderna a coloro i quali, invece, durante la fase di anamnesi, è stata riscontrata una particolare patologia; per tale motivo gli stessi/le stesse si sottoporranno alla seconda dose di vaccino.

 

 

“Sento nel mio cuore di ringraziare le istituzioni e gli operatori sanitari, i medici e gli infermieri tutti, per aver dato inizio alle vaccinazioni in questi luoghi dove tanti fratelli e sorelle sono accolti per iniziare un cammino, una vita nuova; dove risiedono gli ultimi, quelli che non hanno più un tetto un riparo. Queste vaccinazioni ci stanno dando tanta forza e coraggio per uscire da questa emergenza.

Invito tutti a farlo, a sottoporsi alla vaccinazione: solo così, e rimettendo la nostra vita nelle mani di Dio, usciremo dalla pandemia” – queste le parole che Biagio Conte ha rivolto agli operatori sanitari e alle istituzioni del Comune di Palermo che hanno dato inizio alla vaccinazione dei Fratelli della Missione da lui stesso fondata.

“Tutto questo – continua Fratel Biagio – è un bellissimo segno di Speranza e di Carità nella nostra città di Palermo. Continuiamo così, in tutti i luoghi dove ci troviamo, compiamo tanti gesti e segni di Carità che diano speranza, conforto e amore soprattutto ai più sofferenti. Con questo mio vaccino invito tutti quanti a non chiudersi nel proprio io, ma ad aprirsi e ad aiutare gli altri.  Vi invito a vaccinarvi, per contribuire ad allontanare le paure generate dal terribile virus. Tutto questo però insieme al buon Dio a cui ognuno di noi affida la propria vita e il proprio vivere quotidiano. Perché lui vede e provvede e si serve di tutti noi per portare avanti il suo messaggio, anche attraverso il vaccino.”

Questo accade in Sicilia mentre nel resto dello stivale le vaccinazioni anti Covid avanzano, lasciando nel limbo le persone senza dimora. Ad accendere i riflettori sul tema, qualche giorno fa, è stato Antonio Mumolo, presidente dell’associazione Avvocato di strada e consigliere regionale del Pd in Emilia-Romagna: “Dovremmo ricordare che nel piano vaccinale vanno inserite anche le persone senza dimora”, sottolinea Mumolo.

Il piano vaccinale, così come definito dal Ministero della Salute, prevede una priorità per le persone vulnerabili per patologia, per i possessori di Legge 104 articolo 3 comma 3, per le persone che si trovano all’interno di comunità, ma non dà alcuna indicazione riguardo le persone che vivono in strada, che non sono poche e che, più di altre, sono maggiormente esposte al contagio.

In Sicilia la vaccinazione rivolta a questa fascia di popolazione è stata organizzata di concerto con gli enti del terzo settore, quindi con le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale, che conoscono gli utenti e hanno agevolato il processo di recupero degli stessi.

Altra categoria esclusa dalla vaccinazione riguarda le persone sprovviste di tessera sanitaria, aventi codice STP o ENI. Il problema del mancato inserimento di questa fascia di popolazione nel piano vaccinale si inserisce nel tema più ampio della necessità di concepire un piano sanitario che preveda la presa in carico dei senza fissa dimora da parte del sistema sanitario nazionale.

Eppure l’articolo 32 della Costituzione afferma che “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Pertanto, quanto fatto in Sicilia, seppur lo può sembrare, non è nulla di straordinario, o almeno non dovrebbe esserlo.

I senza fissa dimora costituiscono una fascia di popolazione fragile, dunque vulnerabile, ed in quanto tale andrebbe protetta e attenzionata al pari delle altre. La vaccinazione dovrebbe solamente risultare un atto medico doveroso, non generoso e sensazionale. Ci auguriamo, noi operatori sanitari impegnati in prima linea nell’emergenza covid-19, che quanto iniziato in Sicilia possa, nelle prossime settimane, essere ripetuto anche nelle altre regioni del paese.

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