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Fratel Biagio: “Viva Santa Rosalia! Mi incoraggia tantissimo a vivere da eremita”

Enrico Alagna

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Oggi 4 settembre 2021 si ricorda una preziosa santa, Santa Rosalia patrona di Palermo. Santa Rosalia amante della vita, dell’eremitaggio e del silenzio, ha accolto e amato il buon Dio pregando Gesù Cristo nella vita terrena per il bene della città di Palermo e per tutta l’umanità.
Fratel Biagio, fondatore della Missione Speranza e Carità di Palermo che ospita circa 400 persone in difficoltà, fa sapere dall’eremitaggio che apprezza il coraggio e la scelta di Santa Rosalia, la sente vicina e lo incoraggia tantissimo, sin da quando ha sentito la chiamata del Buon Dio. Lo sentiamo e ci svela un segreto: “i colori della bandiera rosa-nero della città di Palermo rappresentano, nel rosa, Santa Rosalia e nel colore nero San Benedetto il moro, compatrono di Palermo, che veniva dall’Africa”.

Ci dice che “adesso per il tanto male che stiamo producendo e alimentando e per avere messo tristemente da parte e nel dimenticatoio il nostro Dio e il nostro prossimo” si è ritirato e rifugiato a vita da eremita. Da 56 giorni, infatti, Biagio si trova in una grotta in montagna nel palermitano, per contrastare così tutto questo malessere con la preghiera, la penitenza e il digiuno (solo pane e acqua) invocando fortemente il buon Dio, il buon Gesù, Maria, San Giuseppe, Santa Rosalia, Santo Benedetto il Moro, il Beato Padre Pino Puglisi, San Giacomo Cusmano e tutti i santi e le sante di Dio: “Chè il buon Dio ci liberi da tutti i nostri errori e i nostri peccati, donandoci la sua misericordia, il perdono e la salvezza per la città di Palermo e per il mondo intero. Chiederò al buon Dio di proteggere tutta la Santa Chiesa, Papa Francesco e il nostro Arcivescovo Corrado, il nostro Sindaco Leoluca, il Comune e tutti i cittadini di Palermo, il nostro Prefetto Giuseppe, i giudici, le forze dell’ordine, la sanità, le associazioni e le professioni”.

Fratel Biagio prega il buon Dio di proteggere tutti i popoli e i capi di Stato, prega per il nostro Capo di Stato Sergio Mattarella, per il Presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci affinché proclamino la vera pace e la vera giustizia. Prega il buon Dio affinché protegga tutte le religioni e i non credenti, affinché mantengano sempre più il dialogo aperto, la fratellanza e la pace. “Prego il buon Dio affinché protegga i ricchi e i meno ricchi perché possano soccorrere e aiutare i più poveri e abbandonati. Prego il buon Dio affinché protegga anche il paese di Santo Stefano Quisquina (Agrigento), di cui Santa Rosalia è anche Patrona”.

“Carissimi fratelli e sorelle non posso nascondere e contenere la mia grande devozione a Santa Rosalia per avere testimoniato la vera fede, la speranza e la carità. Ha avuto il coraggio di rinunciare ai beni materiali rifiutando il male e le ingiustizie e di recarsi da pellegrina fino Santo Stefano Quisquina (Agrigento), in contrada Realtavilla, sul Monte delle Rose; dopo una breve esperienza religiosa si ritira da eremita nel bosco della Quisquina presso una piccola cavità carsica e dopo un lungo periodo di eremitaggio torna a Palermo dove incontra e rincuora i suoi genitori. Ma nel suo cuore continua a sentire la vita di eremita e nel silenzio si reca a piedi nel Monte Pellegrino, dove si rifugia in una grotta in preghiera, penitenza e digiuno, per il bene di Palermo e di tutta la società, luogo dove poi muore. Dopo il ritrovamento dei resti di Rosalia, quando era Arcivescovo di Palermo Giannettino Doria, viene proclamata patrona di Palermo dal Senato della città e dal volere popolare (Viva Santa Rosalia)”.

Grazie al buon Gesù – Fratel Biagio racconta la sua conversione – sente di lasciare tutto e tutti il 5 maggio 1990 a 26 anni. Staccandosi da una società schiacciata dalle ingiustizie, dal materialismo e dal consumismo, lascia la città di Palermo e da pellegrino si reca all’interno delle montagne della Sicilia, raggiunge una località chiamata Valle del Tufo tra Enna e Catania nei vicini paesi di Raddusa, Aidone e Val Guarnera dove vive un lungo periodo di eremitaggio. Sente nel cuore di riprendere il pellegrinaggio e a piedi si reca ad Assisi da San Francesco e dopo una profonda esperienza spirituale ritorna a Palermo per salutare e rincuorare i suoi genitori. Ma dopo un breve incontro, va a vivere alla Stazione Centrale di Palermo per aiutare e confortare sotti portici i senza tetto della città che la società chiama barboni, alcolisti, sfrattati, disoccupati, ex detenuti e immigrati. E ogni volta che la burocrazia e il sistema lo ostacolano e lo fanno scoraggiare, Lui si ritira in preghiera nelle montagne e nelle grotte attorno a Palermo.

 

Cultura

Al «Meli» di Palermo lezione di legalità con Giuseppe Antoci

Giuseppe Adernò

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Il Liceo Classico “Giovanni Meli” di Palermo, dove si è diplomato il magistrato Paolo Borsellino, da 40 anni è impegnato in iniziative che favoriscono e stimolano la cultura della legalità ed un concreto impegno «etico» per la costruzione di una società migliore.

In occasione della giornata della legalità lo scorso maggio, ha riunito gli studenti di 60 scuole e cinque università da tutta Italia che in collegamento diedero vita al convegno «Il mutamento della mafia e le Terre Liberate» al quale ha partecipato il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho, il comandante del Raggruppamento operativo speciale dei Carabinieri, generale Pasquale Angelosanto, e la ministra degli Interni Luciana Lamorgese, e a conclusione dei lavori è stato ricordato l’attentato mafioso che, ha colpito il 18 maggio 2016, Giuseppe Antoci e gli uomini della sua scorta.  La mafia dei pascoli è uno dei tanti aspetti della galassia della malavita, che oggi ha ridimensionato i segni esteriori di violenza sanguinaria, che ha caratterizzato la stagione delle stragi ed  ora, quasi in atteggiamento silenzioso e riservato, ha indossato il vestito del commercio della droga e degli investimenti economici di palazzi, negozi, aziende, imprese, cogliendo l’occasione della crisi economica determinata dalla pandemia Covid-19

Per dare un segnale chiaro a tutta la comunità del “Meli” e al tutto il territorio, e consolidare il processo di formazione di cittadini responsabili che vivano ogni giorno all’insegna della legalità, la Dirigente Scolastica. Cinzia Citarrella, ha invitato per l’inaugurazione dell’anno scolastico il Cav. Giuseppe Antoci e la sua testimonianza, essendo stato coinvolto in un attentato mafioso ha rilanciando un messaggio forte d’impegno e di cultura.

“Voi giovani non siete il futuro ma il presente del nostro Paese – ha detto Antoci agli studenti – agite con la consapevolezza di poter cambiare le cose e vedrete che le cose cambieranno. Fidatevi, ritagliatevi ognuno un pezzetto di responsabilità e soprattutto schieratevi dimostrando da quale parte stare. Ricordatevi che le persone perbene ed oneste siamo più numerosi dei mafiosi e disonesti, dobbiamo solo unirci e fare squadra.

Essere studenti del Liceo nel quale Polo Borsellino si diplomò e nel quale tanto s’impegnò da giovane studente scegliendo da subito da che parte stare, costituisce una lezione forte che v’impegna a camminare con la schiena dritta e a testa alta”.

La classe IIIB, è stata inserita tra i vincitori del progetto «Un giorno in Senato» bandito da Palazzo Madama e dal Ministero dell’Istruzione ed i ragazzi che hanno vinto il concorso, vivranno un’ulteriore esperienza formativa vivendo una giornata in Senato.

Il liceo «Meli» in piena «seconda guerra di mafia» che insanguinò le strade di Palermo, ebbe il coraggio di organizzare il 21 febbraio del 1984, al Teatro Politeama un evento nazionale per dire no ai boss a cui parteciparono migliaia di eventi e che fu aperta dai saluti dell’allora presidente della Repubblica, Sandro Pertini, e del presidente della Commissione parlamentare antimafia, Abdon Alinovi. Parteciparono i rappresentanti studenteschi di 35 istituti superiori che dettero un segnale forte di dissenso alla violenza di Cosa nostra.

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Cultura

All’Istituto John Dewey un robot come compagno di classe

Giuseppe Adernò

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I 17 bambini dell’Istituto John Dewey, scuola green, ad indirizzo internazionale, con la divisa bianca a blu, il primo giorno di scuola hanno  conosciuto un compagno speciale: il robot Nao, che ha dialogato con loro, dicendo di avere 12 anni,  di essere stato costruito e di saper fare tante cose: camminare, parlare, ballare.

Con la guida di Daniele e Marco Lombardo il piccolo robot ha risposto alle curiosità dei bambini, preferisce il colore rosso,  e come i suoi “fratelli” Pepper e Milo è appassionato di calcio. Inoltre ha promesso che ogni mese tornerà a scuola per  farsi raccontare  dai bambini cosa hanno imparato durante le lezioni in classe e all’aperto, quasi una verifica che assumerà la valenza di gioco e di dialogo con il robot.

I piccoli in classe hanno trovato il dono del libro ”Il mondo ti appartiene” di Kobi Yamada e Gabriella Barouc, Il quaderno delle conquiste ed insieme alla maestra Federica hanno preparato la “capsula del tempo” che contiene la foto di classe, il primo disegno che documenta le emozioni del primo giorno di scuola ed un nastrino dell’altezza di ogni bambino. La capsula, al termine della giornata scolastica, alla  presenza dei genitori, è stata interrata nel giardino della scuola e sarà ripresa al termine della quinta elementare e  registrerà la crescita  avvenuta.

La prossima settimana la giornata scolastica sarà più completa, fino alle ore 17, con 12 attività in lingua   inglese,  lezioni in tedesco e spagnolo con docenti madrelingua ed il pranzo biologico.  Una scuola da sogno, che man mano si avvera.

Giad

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Cultura

Gran  galà della legalità, La mafia non conviene

Giuseppe Adernò

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, formulato dall’associazione Viva Voce Social con la guida di Valeria Cinzia Barbagallo,  ha presentato un’immagine di fantasiosa ed elegante sfilata di personaggi, autori di libri, esperti in specifici problemi che riguardano la famiglia, i minori e la società.

L’abito di festa della legalità, che avrebbe dovuto attirare l’attenzione per la preziosità delle stoffe e degli ornamenti, in questo Gran galà ha presentato l’immagine della verità reale, quasi il vestito di cenerentola prima del grande ballo, con tanti strappi e toppe inadeguate.

La lettura della legalità oggi, presentata dagli illustri magistrati: Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Catanzaro; Sebastiano Ardita, componente togato del CSM; Pasquale Pacifico della procura di Caltanissetta, l’avv. Antonio Ingroia, l’ispettore Alessandro Scuderi, il giornalista Lirio Abbate dell’Espresso, ha messo in luce il volto della nuova mafia, che opera in taglio basso, nascosta e quasi invisibile.

La mafia oggi ha cambiato il vestito della forza, della potenza, della violenza sanguinaria indossato durante la stagione delle stragi ed ha ritagliato la sua sempre dinamica presenza nel silenzio della ribalta, immersa nel fiume carsico degli affari e dell’economia, attingendo alla cassaforte d’oro della droga e protesa agli investimenti di negozi, bar, ristoranti, immobili, ribaltando il negativo e difficile momento di crisi determinato dalla pandemia Covid-19 in un positivo sviluppo e facile guadagno.

Il welfare mafioso è oggi guidato dal latitante Matteo Messina Denaro, per il quale l’avv. Ingroia, provocatoriamente, si è offerto come legale, se questi decidesse di collaborare con la Giustizia.

La lettura del passato rimane ancora coperta dai misteriosi segreti che nascondono la verità dei fatti ed accanto ai “pentiti di Mafia”, che hanno consentito di scoprire i mandanti di alcune stragi, restano misteriosamente assenti i “Pentiti di Stato”, coloro che hanno gestito gli intrigati rapporti Stato-Mafia, come appare evidente da una molteplicità di coincidenze, dalle quali sono scaturite le stragi e le morti di magistrati, militari e civili, insanguinando le strade della Sicilia con le innumerevoli “vittime di mafia”.

Nel libro “Ad un passo da ProvenzanoGiampiero Calapà, giornalista de “Il fatto quotidiano” ricostruisce la storia dell’uccisione di Luigi Ilardo con evidenti segni di connivenza e depistaggi da parte degli “assassini di Stato” che ancora non si pentono e restano impuniti nell’ombra.

Il vestito della legalità appare ancor più fragile e logoro, pronto allo strappo, come afferma il Procuratore Gratteri, quando entrerà in vigore la norma dell’improcedibilità, per il superamento dei termini di durata dei giudizi d’impugnazione, punto cruciale della riforma Cartabia, con la conseguenza che, creando le condizioni per cui una domanda giudiziale non può aver corso a causa dell’inosservanza di prescrizioni della legge processuale, si limiterà il sovraffollamento delle carceri, ma usciranno fuori dal carcere tanti mafiosi, colpevoli di delitti e di malefatte, e la “giustizia” non sarà più raffigurabile come la “donna forte con la bilancia”.

Andrà ad accrescersi la disaffezione dei cittadini dai valori della legalità, non sentendosi tutelati dalla magistratura, e continuerà sempre più l’emergenza mafia, anche se di colore diverso e con un volto apparentemente pulito, a volte anche protagonista di segni di benevolenza e di solidarietà.

All’eventuale dubbio circa la convenienza della mafia, il presidente Sergio Mattarella il 23 maggio nel ricordo della strage di Capaci, ha invitato tutti a “fare delle scelte” ad indicare “da quale parte stare” e gli studenti di diverse scuole della Sicilia che hanno partecipato al Gran Galà hanno già deciso e ne sono convinti.

L’incontro si è finito con la consegna del “Leone della legalità” che il Sindaco di S Agata Li Battiati. Marco Nunzio Rubino, con una delegazione comunale, ha consegnato al procuratore Nicola Gratteri, magistrato e saggista, per il suo tenace impegno di promozione tra i giovani della cultura della legalità, che non è solo un dovere civico, ma uno stile di vita.

Giuseppe Adernò

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