Connect with us

In Evidenza

Il plasma iperimmune può essere una cura per il Covid-19?

Enrico Alagna

Published

on

Gli ospedali di Mantova e Pavia non hanno decessi da circa un mese; in quelle aziende il Covid-19 si cura con la sieroterapia, attraverso le trasfusioni di plasma dei guariti; un servizio delle Iene, andato in onda ieri sera, ci racconta come il giornalista Alessandro Politi abbia sconfitto il Covid e come lui stesso, attraverso una semplice trasfusione di plasma, abbia aiutato altri pazienti positivi al Covid-19.

In Italia, in un sistema sanitario pieno di contraddizioni, vi sono piccole realtà che funzionano bene e che si pongono sempre degli interrogativi sul perché delle cose. E’ il caso del parassitologo molecolare Andrea Cristanti che facendo tamponi di massa a Vò Euganeo ha compreso che gli asintomatici sono fonte di contagio e andavano isolati.

E’ il caso degli ospedali degli ospedali San Matteo di Pavia e Carlo Poma di Mantova, dove da qualche settimana si sta sperimentando come attraverso la trasfusione della sola parte liquida del sangue, il plasma, e più precisamente il plasma iperimmune ricco di anticorpi specifici contro il coronavirus, perché proviente da persone guarite dal Covid-19, si possa far guarire altri pazienti contagiati dal Sars-CoV-2.

“La principale risposta che noi vogliamo osservare dopo l’infusione è la capacità migliorata del paziente di respirare” afferma il dottor Cesare Perotti, Direttore del Servizio Immunoematologia e Medicina Trasfusionale del San Matteo di Pavia.

“Come sappiamo bene l’infezione da coronavirus attacca i polmoni, impedendo l’ossigenazione. I pazienti possono così morire soffocati. Ma con l’infusione di plasma iperimmune sembra che i polmoni tornino a respirare. Questo accade grazie al fatto che gli anticorpi, di cui il plasma iperimmune è ricco, vanno direttamente a uccidere il virus”, spiega il dottor Perotti nel servizio di Alessandro Politi e Marco Fubini. “In questo momento possiamo dire che l’utilizzo del plasma è l’unica terapia mirata”, aggiunge il dottor Giuseppe De Donno, Direttore della Pneumologia dell’ospedale Poma di Mantova. La maggior parte delle terapie usate oggi, infatti, sono mix di farmaci nati per curare altre malattie. L’utilizzo del plasma non è una cosa nuova, ma adesso si sta sperimentando per curare il Covid-19. E i risultati finora sembrano ottimi: su quasi 50 pazienti trattati, nessuno è morto.

 

Come funziona?

“Chi dona deve essere sano, guarito dal Covid e ad avere degli anticorpi neutralizzanti”, racconta il Direttore di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale dell’azienda ospedaliera Carlo Poma di Mantova, Massimo  Franchini. “Si prelevano 600 ml di plasma, da cui si ricavano 2 dosi da 300 ml ciascuna. Il protocollo prevede 3 somministrazioni. Dopo la prima somministrazione c’è un monitoraggio clinico di laboratorio e nel caso di mancata risposta c’è la seconda somministrazione e così di seguito. A distanza di 48 ore l’una dall’altra. La compatibilità per il plasma viene fatta sul gruppo sanguigno”. Franchini spiega che il plasma ha un notevole livello di sicurezza virale ed è un prodotto assolutamente sicuro e rigoroso e va nei dettagli: “Se il vaccino, che non abbiamo, ti farebbe produrre gli anticorpi, questa che è un immunoterapia passiva trasferisce gli anticorpi dal guarito al malato. Il paziente non produce nulla e non crea nulla. Ma funziona per salvarlo”.

 

Approfondiamo un pò…

La plasmaferesi è una metodica molto utilizzata in terapia, nessuno la tiene segreta. Non vi è nessun complotto. Ma occorre dire che il plasma che necessita per questa pratica non è il plasma dei pazienti guariti ma di coloro i quali sono in stato di convalescenza, ovvero quei soggetti guariti da poco tempo e che quindi hanno ancora una produzione anticorpale attiva. Il titolo anticorpale si riduce nel tempo; per tale motivo i pazienti guariti non sono utilizzabili sempre, perché vi sarà un momento in cui la quantità di anticorpi presente è così bassa da essere inefficace verso un’infezione attiva. Peraltro per questo tipo di  terapia si utilizzano i soggetti iperimmuni, ossia coloro i quali posseggono un titolo anticorpale elevato.

Ogni quanto tempo si può donare?

Il numero massimo di donazioni di sangue intero, previsto dal D.M. 25/1/01 All. 1, è di 4 all’anno per l’uomo e di 2 per la donna in età fertile, con intervallo minimo di novanta giorni fra una donazione e l’altra. E’ prevista una periodicità diversa, regolamentata dalla vigente legge, per la donazione di emocomponenti (plasma, piastrine).

L’aferesi è una tecnica particolare di prelievo con la quale è possibile sottrarre uno o più emocomponenti, restituendo al donatore i componenti del sangue che non si intende raccogliere. In particolare, restituendo i globuli rossi possono essere sottratte maggiori quantità di plasma o di piastrine poiché l’organismo recupera con grande rapidità le perdite di plasma, di piastrine, di globuli bianchi. Per eseguire l’aferesi occorrono speciali attrezzature, i separatori cellulari, cui il donatore viene collegato in circolazione extracorporea. Il circuito per la circolazione extracorporea è sterile e monouso. La donazione di plasma in aferesi, plasmaferesi, ha una durata di circa 30 minuti, durante i quali vengono raccolti 550-650 millilitri di plasma; il donatore deve disporre di tutti i requisiti per l’idoneità al prelievo di sangue intero ma l’emoglobina può avere valori anche più bassi (11,5 g/dl nella donna e 12,5 g/dl nell’uomo); si possono donare fino a 10 litri di plasma all’anno e l’intervallo minimo tra due plasmaferesi è di 14 giorni (così come fra una donazione di plasma e una di sangue intero, mentre un mese fra sangue intero e plasma).

Il candidato donatore può cambiare idea prima di donare?

Certamente, egli può ritirarsi o rinviare la donazione per propria decisione in qualunque momento della procedura. Qualora insorgano dubbi il donatore, in ogni momento, può valutare con il medico prelevatore la propria idoneità alla donazione medesima.

Come agisce invece il vaccino?

Il vaccino è una preparazione artificiale costituita da agenti patogeni opportunamente trattati (morti/attenuati) o loro singoli componenti, in grado di fornire un ‘immunità acquisita.

Questi preparati permettono ai soggetti vaccinati di produrre anticorpi specifici, per cui all’atto del contatto con il patogeno l’organismo è già pronto per rispondere con efficacia ed evitare che si instauri un processo sintomatologico. Il vaccino quindi protegge dalla malattia.

In ultima analisi, la plasmaferesi può servire a trattare chi è già malato di coronavirus; per farla è necessario utilizzare il plasma di soggetti iperimmuni, ossia coloro i quali posseggono un titolo anticorpale elevato. La pratica vaccinale serve, invece, a prevenire la malattia. Chissà cosa ne pensano i no vax?

In Italia, inoltre, non vi è una ben radicata cultura della donazione di sangue ed emoderivati che, generalmente, non bastano al comune fabbisogno. Mi chiedo dunque come si possa pensare di avere “scoperto una metodica curativa”, già peraltro conosciuta, insufficiente nel comune utilizzo.

Tutti ci auguriamo di trovare una cura definitiva che possa servire a curare ed una che possa servire a prevenire il contagio della malattia (vaccino). Ma per farlo occorre tempo, occorre ricerca accurata, occorre sperimentazione, come quella in atto a Pavia e Mantova.

Cinema

Premio Ermanno Olmi – 3ª edizione La serata di premiazione

Ivan Scinardo

Published

on

La serata finale della terza edizione del Premio Ermanno Olmi, destinato a promuovere e valorizzare i cortometraggi di giovani registi, si svolgerà il 2 dicembre in Auditorium di Piazza Libertà a Bergamo a partire dalle 19.30.

Durante al serata saranno proiettate le 4 opere finaliste del concorso e la giuria, composta da Emanuela Martini (critico cinematografico), Annamaria Materazzini (Bergamo Film Meeting Onlus), Cecilia Valmarana (responsabile RaiMovie), Giuseppe Previtali (docente di cinema presso l’Università degli Studi di Bergamo) e Sara Luraschi (regista) assegnerà il Premio Ermanno Olmi e la menzione speciale all’opera più significativa che riflette sulla necessità di salvaguardare la Terra, tema oggi attualissimo e sempre caro al regista, che lo ha celebrato anche nel cortometraggio Il Pianeta che ci ospita, presentato in occasione di Expo 2015.

Alle 21.15 il Maestro Ermanno Olmi verrà omaggiato con la proiezione del film Il tempo si è fermato nella versione restaurata dalla Cineteca di Bologna, lungometraggio di esordio dell’allora ventottenne regista bergamasco costruito sui piccoli fatti quotidiani, sui gesti, i sorrisi, le mezze frasi, e sul difficile rapporto tra l’uomo e la montagna, e premiato nel 1959 con la Gondola d’oro alla X Mostra Internazionale del film documentario di Venezia.

I finalisti della terza edizione del Premio Ermanno Olmi

Continue Reading

In Evidenza

Il cavaliere sole di Franco Scaldati riscalda i cuori

Ivan Scinardo

Published

on

“Il teatro è una forma d’arte che obbliga l’uomo a vivere, incontrarsi e scontrarsi”. Questa frase emerge spesso negli scritti di Franco Scaldati, il drammaturgo palermitano, originario di Montelepre, il cui pensiero continua a essere oggetto di studio in ambito internazionale. Il teatro Biondo di Palermo, dove per lui tutto ebbe inizio, con la messa in scena di un testo di Luigi Capuana, gli dedica la prima nazionale de: “Il cavaliere sole”, opera che iniziò a scrivere nel 1976 assieme a: Il pozzo dei pazzi, Lucio e Manu mancusa. C’è un mondo underground che parla alla pancia di Palermo, in questa opera pensata prima della pandemia, durante una serie di incontri tra il costumista e scenografo Enzo Venezia e quell’eclettico artista, poliedrico che è Mario Incudine, ormai consacrato agli onori più grandi. È lui a firmare le musiche di questo spettacolo che ha definito una fiaba musicale. E a giudicare dall’affiatamento dei musicisti in scena, a cominciare dal suo inseparabile fisarmonicista, Antonio Vasta, al violoncellista dalla voce possente Salvatore Clemente, all’etnomusicologo e polistrumentista Michele Piccione, sembra davvero di vivere in un musical, ma non lo è.  Si muovono su una scena scarna, con piattaforme che scorrono lungo binari invisibili, con i loro strumenti creano atmosfere fantastiche, assist necessario per straordinari attori, vanto e orgoglio di questa città. La regista Cinzia Maccagnano, formatasi in quella straordinaria fucina dell’istituto nazionale del dramma antico di Siracusa, fondato da Giusto Monaco ha scelto con saggezza ruoli e personaggi, che incarnano il mondo dei reietti, degli emarginati, tanto cari a Scaldati. La presenza di Ezio Trapani che cura l’assistenza alla produzione, prima e alla fine dello spettacolo, fra il pubblico che esce soddisfatto, è il segnale che anche lui, considerato fra i saggi storici della cultura teatrale palermitana, ha saputo dare i giusti suggerimenti sul casting. E se c’è un plauso per la sua performance che arriva dopo un complicato periodo di malattia va al cavaliere sole, il padre dei cabarettisti palermitani, Gino Carista. Il ruolo sembra davvero cucito addosso, con la sua aria strampalata, tipica dei tanti nonnini che riempiono le nostre famiglie, con i loro vuoti di memoria ma assolutamente divertenti; e a proposito di cucito, Scaldati era di umili origini e per vivere lavorava nei sotterranei delle sartorie teatrali, a contatto con tutti i generi di artisti, che non ebbero dubbi nel chiamarlo proprio “il sarto”. Incudine sa incarnarlo magistralmente sulla scena, quando guida divertenti siparietti, con ago e filo nei panni di “Angiluzzo”. Ottima anche l’interpretazione a suo fianco di Serena Barone nel triplice ruolo di: Lucia, Delicata e della vecchia. L’altra presenza femminile sulla scena è Egle Mazzamuto. Tris d’assi con Paride Benassai (Settimo), Antonio Pandolfo (Bartolo) e Salvo Piparo (Giovanni). Vederli insieme è una goduria che investe tutti i sensi e fa rievocare ancestrali ricordi legati ai cunti popolari. Un merito va ache alla direttrice del Biondo, Pamela Villoresi, nell’avere fortemente voluto produrre questo spettacolo, in larga parte in dialetto palermitano, per qualcuno incomprensibile, per il racconto di proverbi frutto della saggezza popolare, che sono il cavallo di battaglia della carriera professionale dei tre attori.  “Il viaggio nel mondo di Scaldati è per me un sogno senza sonno, spiega la regista Cinzia Maccagnano, dove conduco, e sono condotta, in uno scambio continuo con la compagnia di attori palermitani che lo hanno conosciuto e vissuto. Il Cavaliere Sole è un testo che si può comprendere solo sulla scena, agito; parla dal profondo al profondo, è poetico e profetico. Il desiderio è quello di restituire una visione onirica, in cui le cose appaiono e scompaiono, come nei sogni, come nel teatro. Il quartiere popolare diventa allora un luogo mitico nel quale il racconto crea mondi in cui credere ed esistere: il racconto fa esistere tutto”. Oggi ultimo giorno di replica.

Continue Reading

Eventi

“Sciarpe rosse. Il dovere di cambiare”

Ivan Scinardo

Published

on

Si è tenuta stamattina nell’aula Magna “Vincenzo Li Donni” del Dipartimento di Scienze Economiche, dell’Università di Palermo, l’incontro “Sciarpe rosse. Il dovere di cambiare” organizzato, in collaborazione con la Polizia di Stato, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Dopo il saluto del Rettore dell’Università degli Studi di Palermo Massimo Midiri, ha preso la parola il Questore Leopoldo Laricchia, che ha voluto ricordare le tutele per le vittime ei procedimenti penali per chi abusa. Interessante l’intervento della Prorettrice all’Inclusione, Pari Opportunità e Politiche di Genere Beatrice Pasciuta, le ha fatto eco il professore Gioacchino Lavanco, Direttore del Dipartimento di psicologia, promotore dell’iniziativa. Ha concluso Licia Adalgisa Callari, docente di Letteratura Teatrale Italiana, organizzatrice dell’audiovisivo presentato in anteprima dal titolo: “Sciarpe rosse. Il dovere di cambiare”, realizzato dal Dipartimento SPPEFF-Scienze Psicologiche, Pedagogiche, dell’Esercizio Fisico e della Formazione, per la  regia di Ruben Monterosso. Al termine della manifestazione è stato inaugurato il murale “Di rose e d’amor fendente” opera dell’artista Daniela Balsamo. La Polizia di Stato ha partecipato con il camper con una équipe di operatori specializzati che hanno fornito informazioni alla comunità studentesca.

Continue Reading

In Tendenza