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InSalute (Dott.E.Alagna)

Quali cure si stanno testando per contrastare il coronavirus

Enrico Alagna

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Per un vaccino servirà tempo, si punta al momento sugli antivirali

Coronavirus vaccino cura 
© Xinhua/Avalon.red / AGF – Un laboratorio di analisi per il coronavirus

Al momento non esiste un farmaco in grado di curare le persone colpite dall’influenza e dalla polmonite causate dal Covid-19, il coronavirus che ha contagiato più di 83.000 persone in diversi Paesi del mondo, di cui 78.800 in Cina. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, ci sono una settantina di farmaci, o combinazioni di farmaci, che vale la pena testare per curare i malati.

Questi sono i progetti che al momento sembrano più promettenti:

  • Antivirali

Remdesivir è il farmaco di cui si parla di più in questi giorni, utilizzato in via sperimentale tanto negli ospedali di Wuhan quanto negli ospedali italiani. Prodotto dall’americana Gilead Sciences, è un antivirale ad ampio spettro: iniettato nei pazienti, crea una versione deformata di un nucleotide di cui il virus ha bisogno per replicarsi. L’obiettivo della somministrazione del Remdesivir è di impedire al virus di moltiplicarsi. Utilizzando la stessa strategia, Gilead ha messo a punto un farmaco efficace contro l’epatite C.

Secondo Francis Collins, lo scienziato che dirige il National Institutes of Health (NIH), l’agenzia del governo Usa che  sovraintende la ricerca biomedica e la salute pubblica, si può “essere ottimisti” sulle prospettive del Remdesivir. Il farmaco è attivo contro i virus il cui materiale genetico è fatto di RNA, come il Covid-19. Ha dato buoni risultati sui topi e sulle scimmie infettate dal virus della Mers, la sindrome respiratoria che si era diffusa in Medio Oriente nel 2012, ma non ha funzionato come cura per gli ammalati di Ebola.

Grazie alle speranze accese dal  Remdesivir, negli ultimi cinque giorni, le azioni di Gilead sono salite dell’8% contro il -11% dell’indice generale di Per  S&P 500.

Un vero e proprio studio scientifico sull’efficacia del Remdesivir nei casi di coronavirus verrà avviato nei prossimi giorni dal NIH al Medical Center dell’Università del Nebraska, dove sono ricoverati alcune persone ammalate con sintomi da coronavirus e altre sono tenute in quarantena. Lo studio sarà di tipo “cieco”, con alcuni soggetti che riceveranno il farmaco e altri a cui sarà somministrato un placebo.

  • Vaccini

Considerati la migliore forma di difesa, i vaccini hanno lo svantaggio che richiedono un periodo molto lungo per essere messi a punto, se va bene tre-quattro anni. Questo perché serve tempo per avere la dimostrazione della loro efficacia e perché serve tempo per produrne in quantità sufficiente per coprire ampie popolazioni. Fortunatamente gli scienziati non partono da zero, perché ricerche su un vaccino per coronavirus erano stati avviati ai tempi della Sars (2002-2003), ricerche abbandonate perché quell’epidemia si era estinta per conto suo.

Fra le società più impegnate nella ricerca di un vaccino c’è il gruppo farmaceutico francese Sanofi. I suoi scienziati stanno lavorando per realizzare proteine, chiamate antigeni, dallo stesso virus. Iniettati nelle persone sane, gli antigeni dovrebbero avviare una reazione del sistema immunitario che dovrebbe sviluppare gli anticorpi per battere il Covid-19. Normalmente ogni dose di questi vaccini è realizzata partendo da un uovo di gallina, e questo in prospettiva potrebbe essere un problema per la difficoltà di reperire milioni di uova di gallina.

  • Ricorso alla genetica

Ci sono alcune società che stanno sperimentando nuovi tipi di vaccini che prevedono di iniettare nelle persone filamenti di materiale genetico del virus. Finora questo tipo di vaccini non hanno avuto successo, ma la strada viene ugualmente percorsa perché potrebbe dare risultati in tempi più rapidi.

Di vaccini rapidi si è parlato nei giorni scorsi dopo la notizia che una società americana, Moderna Therapeutics, ha annunciato di avere inviato al NIH alcune dosi di vaccino realizzato con RNA del virus. Queste dosi potrebbero essere somministrate a dei volontari in un esperimento sorvegliato che dovrebbe partire in aprile.

  • Plasma da persone contagiate e guarite 

Le persone che sono state contagiate dal Covid-19 e sono guarite hanno anticorpi nel loro sangue. Si è visto che raccogliendo il plasma dai guariti e iniettandolo in persone malate si sono avute in alcuni casi reazioni positive da parte dei pazienti. A Shanghai ci sono medici che stanno sperimentando le infusioni di plasma.

  • Farmaci per l’Aids

Nel tentativo di trovare cure efficaci per i problemi respiratori delle persone colpite dal Covid-19, i medici in Cina hanno utilizzato farmaci approvati per la cura dell’Aids. In un ospedale a Shanghai è stata testata su 52 pazienti una combinazione fra lopinavir e ritonavir. Questa combinazione è disponibile sul mercato con il nome Kaletra, un farmaco prodotto dall’americana AbbVie. Al momento, però, il suo utilizzo non ha dato i miglioramenti sperati nei pazienti colpiti dal coronavirus.

(Fonte: AGI)

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Vicequestore in piazza: “Green Pass, tessera di discriminazione”

Enrico Alagna

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Sono gravissime le affermazioni della vicequestore della polizia di Stato Nunzia Alessandra Schilirò già sottoposta a procedimento disciplinare poiché sabato pomeriggio ha parlato dal palco di piazza San Giovanni a Roma durante una manifestazione contro il Green Pass “come libera cittadina”.

Come se io, Dirigente Medico del Dipartimento di Prevenzione dell’Asp di Trapani, salissi su un palco, in una pubblica piazza e dicessi sproloqui sulle vaccinazioni o sull’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale.

E’ stata infatti immediata la reazione del Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, la quale sta seguendo “la vicenda personalmente con il capo della Polizia Lamberto Giannini”,affinché “vengano accertate, con assoluta celerità, le responsabilità sotto ogni profilo giuridicamente rilevante a carico dell’interessata”.

Risponde così il vicequestore: “E’ bello apprendere dai giornali, anziché dalla propria amministrazione, di essere già sotto procedimento disciplinare. Sono molto serena”. “Ieri – scrive in un post su Facebook – mi è capitata l’occasione di esercitare i miei diritti previsti dalla Costituzione e l’ho fatto. Il mestiere che svolgo è pubblico. Ho ricevuto quattro premi dalla società civile per i miei risultati professionali”. “Ieri – aggiunge – ero solo una libera cittadina che esercita i propri diritti. Se l’amministrazione non gradisce la mia fedeltà alla Costituzione e al popolo italiano, mi dispiace, andrò avanti lo stesso”. Quindi conclude: “Andrò avanti sempre, con o senza divisa, per amore del mio Paese”.

In questo paese dove ormai si tende a giustificare l’ingiustificabile, ognuno dovrebbe rimettersi al proprio ruolo. Il medico non lo si fa, lo si è; sempre, nelle corsie dei reparti, negli ambulatori, nei presidi territoriali e al di fuori di questi, nelle strade, nelle piazze, nei cinema, nei ristoranti. Lo si è e si è obbligati ad intervenire qualora vi fosse bisogno. Vicequestore non lo si fa in modo part-time, lo si è. Sempre. Sono ruoli questi che, non a caso, vengono spesso appellati come una “missione”. Un pò come i sacerdoti, non lo si è la Domenica, lo si è sempre.

E invece, in un’epoca dove tutto è concesso, in cui i codici deontologici sono privilegi da leggere il giorno della proclamazione di laurea, trova spazio anche un vicequestore, Nunzia Alessandra Schilirò, che ieri è salita sul palco dove ha arringato i  manifestanti, definendo il Green pass una “tessera di discriminazione”. Un intervento che ha suscitato non poche reazioni, e, in relazione alla sua partecipazione alla  manifestazione, è stata avviata un’azione disciplinare dalla questura di Roma.

Ma non è la prima volta che la poliziotta esterna le sue posizioni. E’ stata presentata sul palco come autrice di Byoblu (sul sito on line è pubblicato anche un video dell’intervento e una sua intervista) una “tv dei cittadini” che ospita personaggi dichiaratamente no vax.

 

 

Il vicequestore ha esordito sul palco dicendo di essere “qui oggi come libera cittadina per esercitare i miei diritti previsti dalla Costituzione”, però viene presentata in qualità di dirigente della polizia e il suo ruolo esaltato nella causa no pass. Nel suo discorso, dove cita anche Gesù e Gandhi, dice che “il momento storico che stiamo vivendo è di una gravita senza precedenti e manifestare è come denunciare un delitto” e definisce il green pass “la tessera della discriminazione, il marchio della discriminazione”.

Si aspettava conseguenze per la sua partecipazione, come ha preannunciato dal palco: “Ho detto ad una mia amica che avrei partecipato, mi ha detto che sono pazza, ‘da domani non avrai più una carriera. Tanto il male ha già vinto’ e io le ho risposto ‘il male non ha vinto'”. Sul sito di Byoblu in un’altra intervista la poliziotta ribadisce ciò che ha detto sul palco riguardo al Green pass: “Io sono per rifiutarlo su tutta la linea. Non si può scendere a questo compromesso, non si può accettare”.

E leggendo l’intervista si scopre che Nunzia Alessandra Schilirò è anche autrice, proprio per Byoblu, di un romanzo definito “di successo”: La ragazza con la rotella in più, ovvero “il racconto di persone arrabbiate col mondo, emarginate, sole, ma che non si sono arrese”. Le sue posizioni sono ribadite sui suoi canali social, dove condivide anche articoli e post su varie teorie negazioniste e complottiste.

Su Facebook ha postato il video del suo intervento alla manifestazione no pass, sottolineando “mai avrei immaginato di finire sul palco” ringraziando “le migliaia di persone” che l’hanno ascoltata. Alla manifestazione – indetta da Ancora Italia, Movimento 3V, No paura day, Primum non nocere, FISI e Fronte del dissenso – per gli organizzatori sono arrivate 100mila persone. Per chi osservava poche migliaia.

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Fratel Biagio: “Viva Santa Rosalia! Mi incoraggia tantissimo a vivere da eremita”

Enrico Alagna

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Oggi 4 settembre 2021 si ricorda una preziosa santa, Santa Rosalia patrona di Palermo. Santa Rosalia amante della vita, dell’eremitaggio e del silenzio, ha accolto e amato il buon Dio pregando Gesù Cristo nella vita terrena per il bene della città di Palermo e per tutta l’umanità.
Fratel Biagio, fondatore della Missione Speranza e Carità di Palermo che ospita circa 400 persone in difficoltà, fa sapere dall’eremitaggio che apprezza il coraggio e la scelta di Santa Rosalia, la sente vicina e lo incoraggia tantissimo, sin da quando ha sentito la chiamata del Buon Dio. Lo sentiamo e ci svela un segreto: “i colori della bandiera rosa-nero della città di Palermo rappresentano, nel rosa, Santa Rosalia e nel colore nero San Benedetto il moro, compatrono di Palermo, che veniva dall’Africa”.

Ci dice che “adesso per il tanto male che stiamo producendo e alimentando e per avere messo tristemente da parte e nel dimenticatoio il nostro Dio e il nostro prossimo” si è ritirato e rifugiato a vita da eremita. Da 56 giorni, infatti, Biagio si trova in una grotta in montagna nel palermitano, per contrastare così tutto questo malessere con la preghiera, la penitenza e il digiuno (solo pane e acqua) invocando fortemente il buon Dio, il buon Gesù, Maria, San Giuseppe, Santa Rosalia, Santo Benedetto il Moro, il Beato Padre Pino Puglisi, San Giacomo Cusmano e tutti i santi e le sante di Dio: “Chè il buon Dio ci liberi da tutti i nostri errori e i nostri peccati, donandoci la sua misericordia, il perdono e la salvezza per la città di Palermo e per il mondo intero. Chiederò al buon Dio di proteggere tutta la Santa Chiesa, Papa Francesco e il nostro Arcivescovo Corrado, il nostro Sindaco Leoluca, il Comune e tutti i cittadini di Palermo, il nostro Prefetto Giuseppe, i giudici, le forze dell’ordine, la sanità, le associazioni e le professioni”.

Fratel Biagio prega il buon Dio di proteggere tutti i popoli e i capi di Stato, prega per il nostro Capo di Stato Sergio Mattarella, per il Presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci affinché proclamino la vera pace e la vera giustizia. Prega il buon Dio affinché protegga tutte le religioni e i non credenti, affinché mantengano sempre più il dialogo aperto, la fratellanza e la pace. “Prego il buon Dio affinché protegga i ricchi e i meno ricchi perché possano soccorrere e aiutare i più poveri e abbandonati. Prego il buon Dio affinché protegga anche il paese di Santo Stefano Quisquina (Agrigento), di cui Santa Rosalia è anche Patrona”.

“Carissimi fratelli e sorelle non posso nascondere e contenere la mia grande devozione a Santa Rosalia per avere testimoniato la vera fede, la speranza e la carità. Ha avuto il coraggio di rinunciare ai beni materiali rifiutando il male e le ingiustizie e di recarsi da pellegrina fino Santo Stefano Quisquina (Agrigento), in contrada Realtavilla, sul Monte delle Rose; dopo una breve esperienza religiosa si ritira da eremita nel bosco della Quisquina presso una piccola cavità carsica e dopo un lungo periodo di eremitaggio torna a Palermo dove incontra e rincuora i suoi genitori. Ma nel suo cuore continua a sentire la vita di eremita e nel silenzio si reca a piedi nel Monte Pellegrino, dove si rifugia in una grotta in preghiera, penitenza e digiuno, per il bene di Palermo e di tutta la società, luogo dove poi muore. Dopo il ritrovamento dei resti di Rosalia, quando era Arcivescovo di Palermo Giannettino Doria, viene proclamata patrona di Palermo dal Senato della città e dal volere popolare (Viva Santa Rosalia)”.

Grazie al buon Gesù – Fratel Biagio racconta la sua conversione – sente di lasciare tutto e tutti il 5 maggio 1990 a 26 anni. Staccandosi da una società schiacciata dalle ingiustizie, dal materialismo e dal consumismo, lascia la città di Palermo e da pellegrino si reca all’interno delle montagne della Sicilia, raggiunge una località chiamata Valle del Tufo tra Enna e Catania nei vicini paesi di Raddusa, Aidone e Val Guarnera dove vive un lungo periodo di eremitaggio. Sente nel cuore di riprendere il pellegrinaggio e a piedi si reca ad Assisi da San Francesco e dopo una profonda esperienza spirituale ritorna a Palermo per salutare e rincuorare i suoi genitori. Ma dopo un breve incontro, va a vivere alla Stazione Centrale di Palermo per aiutare e confortare sotti portici i senza tetto della città che la società chiama barboni, alcolisti, sfrattati, disoccupati, ex detenuti e immigrati. E ogni volta che la burocrazia e il sistema lo ostacolano e lo fanno scoraggiare, Lui si ritira in preghiera nelle montagne e nelle grotte attorno a Palermo.

 

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Fratel Biagio Toglie il disturbo staccandosi da tutti rimanendo in montagna”

Enrico Alagna

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Fratel Biagio: ‘’Una sola speranza, tornare al Buon Dio e al nostro prossimo, mettendoci tutti in preghiera e digiuno e tutti insieme costruire un mondo di vera giustizia e di vera pace”.

Dopo 40 giorni di digiuno, passati in preghiera per tutti i popoli, i disagiati, gli emarginati e i nuovi profughi, Fratel Biagio, con voce fioca, si rivolge alla società civile: “Siamo diventati responsabili e fautori nel produrre nuove povertà, nuove emarginazioni, disagi mentali, depressioni, suicidi e nuovi senza tetto e profughi lasciati alla deriva. E’ chiaro che chi parla con questi toni non sempre è gradito, per questo toglierò il disturbo, cercando di non essere più assillante e invadente, come pensa una parte di questa malata società; ma un giorno la verità verrà a galla. Sento di ritirarmi in montagna e nel silenzio finendo e portando a termine gli ultimi giorni che il Buon Dio mi ha concesso in questa travagliata vita terrena. Sarò immerso nella preghiera, nella penitenza e nel digiuno, solo pane e acqua, contrastando così l’escalation del male, il proliferare della immoralità , delle ingiustizie e delle violenze in tutte le città e in tutti i paesi del mondo.

Ma c’è ancora una speranza: per rispondere e vincere tutto questo malessere, compreso il “covid” di cui siamo pure noi responsabili, dobbiamo tutti insieme unirci, ricchi, meno ricchi e poveri in preghiera, in penitenza e digiuno: solo così il buon Dio potrà liberarci e salvarci da tutti i nostri peccati, dai nostri errori, dai nostri vizi, dal nostro orgoglio e dal nostro io.

E’ doveroso ritornare al Buon Dio e al nostro prossimo, per ricostruire tutti insieme un mondo di vera giustizia e di vera pace.

Non posso più accettare una società in cui domina l’immoralità: non abbiamo più rispetto e tutela del nostro corpo e degli altri. Non abbiamo più rispetto per i luoghi sacri: si entra, si partecipa e si esce dalle chiese come se fosse un teatro, una passerella di moda, come in una spiaggia o un monumento turistico, fotografandosi dentro e fuori.

Anche quando si celebra un matrimonio, un battesimo, una comunione, una cresima, non c’è più contenimento nel vestire e ci si sveste sempre più fin sull’altare. Siamo diventati persone insensibili, ribelli e disobbedienti, nemici del bene e amanti del male. Siamo tutti responsabili di questo “mal vivere”, il male che produciamo e acconsentiamo è come un boomerang, ritorna male a noi stessi e alla nostra società, lo stiamo vivendo e subendo ogni giorno.

Adesso basta. Con tutto questo mal di vivere abbiamo alterato e trasformato l’essere umano in oggetto – usa e getta-, ci usiamo e ci gettiamo, siamo diventati spazzatura, come fotocopie. Calpestiamo la vita, il ruolo di uomo e di donna, stravolgiamo e offendiamo i sessi e la dignità e il rispetto degli uomini e delle donne.

Attenzione perché stiamo producendo dei nuovi idoli, terribili mostri, violenze su violenze, atroci omicidi e sopraffazioni, fra non molto ci sbraneremo gli uni con gli altri. Sono a rischio tanti giovani e meno giovani, le famiglie di ogni settore sociale, scolastico e professionale, sono a rischio anche le istituzioni, anche i religiosi e le religiose.

Il male, cioè satana, entra per colpire e dividere la Santa Chiesa, le varie religioni, i non credenti, le istituzioni, le professioni e i vari popoli, mettendo contro tutto e tutti, anche popoli contro altri popoli.

Attenzione abbiamo stravolto anche il clima e tutto il pianeta terra.
Parlo in questo modo perché amo profondamente e rispetto la Santa Chiesa, le varie religioni, i non credenti, le istituzioni, le professioni, tutti i popoli e anche chi non mi comprende”

Pace e Speranza
Fratel Biagio
piccolo servo inutile

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