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Turismo (D.Ferrante)

Il turismo in ginocchio. Il manifesto per ripartire

Dario Ferrante
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Il turismo, che ha registrato i danni economici maggiori per effetto della pandemia, impiega oggi oltre 1 milione di persone. Numeri che – includendo l’indotto – arrivano ad oltre 3,5 milioni di addetti e che danno l’idea del terremoto economico che lo ha colpito nel suo anno più buio.

A quali conseguenze andremo incontro, qualora l’emergenza coronavirus non dovesse rientrare?

Le stime –secondo alcune associazioni di categoria – vedrebbero un calo (nei primi mesi dell’anno) di circa 30 milioni di arrivi e 90 milioni di presenze. Per i non addetti ai lavori, si intendono “arrivi” coloro che scelgono il nostro paese come meta, e “presenze” il numero di arrivi moltiplicati per i giorni di permanenza.

“Le stime più realistiche vedono perdite per oltre 120 miliardi”

Un calo di 120 miliardi su 200 di fatturato totale. A cui andrebbe aggiunto il fatturato prodotto dall’indotto. Questi i numeri del disastro annunciato su più fronti. Si perché le ricadute del turismo, sulla cultura e sul commercio, sono rilevanti. Un settore trasversale che – oltre alla ricettività in senso stretto- ha un impatto su tanti settori della nostra economia. Attività che, inevitabilmente, risentiranno profondamente dal collasso dell’industria turistica.

Secondo un’analisi del Centro Studi Touring Club Italiano, “per 100 euro spesi dai turisti italiani e stranieri nel nostro Paese, oltre un terzo va al settore della ricettività, 13 euro a quello della ristorazione, 12 al commercio (inteso come shopping), 7 a quello del trasporto aereo interno al nostro Paese, circa 6 a quello degli altri mezzi di trasporto , 4 a quello dell’intermediazione (agenzie di viaggio e tour operator) e oltre 3 ai servizi culturali, sportivi e ricreativi e 20 ad altri servizi  (assicurazioni, spese per articoli o servizi generici)”.

IL TURISMO ORGANIZZATO E GLI EVENTI

Un giro d’affari totale di 232 miliardi di euro, che rappresenta il 13,2% del PIL nazionale ed impiega il 15% della forza lavoro del paese. Al suo interno, il turismo organizzato contribuisce con oltre 13.000 aziende, 75.000 addetti (Tour operator ed Agenzie di viaggi) e ricavi per 20 miliardi di euro…a cui si aggiunge quello ancora più imponente degli eventi (agenzie, location, alberghi, congressi, fiere etc) che produce circa 70 miliardi di fatturato, impiegando circa 600.000 addetti.

PERDITA DI RICAVI PER 120 MILIARDI e CALO DI PRESENZE PRIMO SEMESTRE

Nessun dubbio sul fatto che il 2020 sarà l’anno più cupo per l’industria turistica italiana, considerando la sicura perdita (nei primi 5 mesi dell’anno) di 120 miliardi di ricavi sui 200 miliardi che in totale il settore genera direttamente.

Per il momento la conta dei danni al comparto turistico vede la scomparsa di oltre 30 milioni di ospiti da marzo a maggio, pari a 90 milioni di giorni di permanenza in meno che impattano sulle strutture ricettive ma anche su negozi, bar e ristoranti,treni e aerei, musei e shopping centers. Stime che, perdurando l’emergenza, porteranno il turismo italiano a chiudere il 2020 con 260 milioni di presenze rispetto al 2019 e con gli stessi livelli che si registravano a metà anni ’60 (secondo fonti Assoturismo).

E mentre la fronda ottimista degli addetti ai lavori guarda al momento della ripresa, la maggior parte riflette sulle possibili misure per garantire la sopravvivenza. Anche perché, uno degli scenari vedrebbe il protrarsi dell’emergenza economica fino alla fine dell’anno e ripercussioni sul 2021.

MISURE NECESSARIO A SOSTEGNO DELLA FILIERA

Dai contributi a fondo perduto a possibili prestiti da restituire in 10 anni, dall’ipotetica forma innovativa e straordinaria di cassa integrazione attiva e prolungata (che permetta il graduale inserimento della forza lavoro, senza gravare sulle casse vuote delle aziende) a varie forme di incentivazioni (es. Buoni Vacanza) per favorire il turismo domestico. Oltre alla interruzione del versamento della tassa di soggiorno da parte degli alberghi (che rimarrebbe, come sorta di ristoro, nella disponibilità delle strutture ). Queste alcune delle misure suggerite dagli addetti ai lavori.

SOLIDARIETA’ NELLA CRISI E “MANIFESTO PER IL TURISMO ITALIANO”

La crisi ha mostrato, per la prima volta, un forte senso di solidarietà tra le imprese turistiche che si sono uniti per alcune campagne di sensibilizzazione.

Tra queste, una petizione (firmata da 15.00 operatori) rivolta al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte per rivendicare l’importanza del turismo e degli eventi per l’economia del paese che – includendo anche i settori ad esso collegati (ristorazione, trasporti, servizi di guida, parchi divertimento etc) generano oltre 230 miliardi di euro.

Un “manifesto per il turismo italiano” https://www.ripartiamodallitalia.it che  con l’hashtag #ripartiamodallitalia, ha unito sotto lo stesso ombrello aziende private concorrenti per lanciare un grido di allarme sul settore maggiormente colpito dalla crisi.  Una chiamata a raccolta per “le istituzioni, tutti coloro che vivono di turismo e quanti, anche da semplici cittadini e viaggiatori, vogliono esprimere il proprio sostegno e far ripartire nel prossimo futuro quello che è, insieme, un settore economico fondamentale per il Paese”.

Un invito, quindi, a sostenere le aziende che – considerando il blocco delle attività per diversi mesi e la lentissima ripresa- avranno difficoltà di sopravvivenza e il cui fallimento causerebbe un pericoloso effetto a catena sull’economia del nostro paese.

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