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InSalute (Dott.E.Alagna)

Casa per casa a Codogno per fare i test

Enrico Alagna

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Il racconto di un’infermiera

La paura e le difficoltà nel fare i controlli col tampone, senza entrare nelle abitazioni e restando ad almeno un metro dal paziente

 

Coronavirus infermiera Codogno test
Un carabiniere dei Nas a Castiglione d’Adda

E’ solo un minuto: il tempo di allungare un braccio, a distanza di sicurezza, ed eseguire  sull’uscio il tampone per il coronavirus. Ma prima e dopo c’è molto altro. Maria Cristina Settembrese, da 11 anni infermiera infettivologa all’ospedale San Paolo di Milano, ha controllato casa per casa, dalle otto del mattino alle due di notte di ieri, venti persone venute a stretto contatto con M.Y.M, il ‘paziente uno’ di Codogno, ora ricoverato a Policlinico San Matteo.

 

La sua ‘squadra’ era formata, oltre che da lei, dal medico infettivologo Giuseppe Ancona, sempre del San Paolo, e da un carabiniere specializzato del Nas. Dai Nas e dal 112 hanno ricevuto la lista e i numeri di telefono di chi ha partecipato alla competizione podistica, giocato a calcio e seguito il corso in Croce Rossa. Mentre erano in auto, hanno chiamato queste persone dicendo che stavano per arrivare a casa e chiedendo l’anamnesi per capire l’età, se erano sintomatiche e se avessero altre patologie.

 

Poi, la fase più delicata, quella della ‘vestizione’: “Chi fa il test deve indossare il camice, dei calzari, la cuffia, una mascherina più la doppia maschera per il viso e gli occhi e i guanti”. Vietato qualsiasi contatto fisico con il paziente, tutto si svolge sull’uscio, all’aria aperta: “Mai entrare in casa. Va tenuta una distanza di un metro, un metro e mezzo perché questo virus si propaga attraverso le goccioline. Fatto il test, lo mettiamo negli appositi tamponi che poi consegnamo all’ospedale che, di volta in volta, ci viene indicato. Ieri al Sacco erano pieni e siamo andati al Policlinico San Matteo di Pavia”.

 

Nella maggior parte dei casi, la persona è asintomatica e resta a casa sua, in quarantena, in attesa del responso del tampone. Ma accade che presenti dei segnali d’allarme e allora scatta il ricovero. Come ieri, nel caso dei genitori di M., padre di 78 e madre di 70 anni. “Avevano entrambi la febbre – spiega l’infermiera – sono anziani e tutte e due erano a strettissimo contatto col figlio. Con l’ok del primario, Antonella D’Arminio Monforte, che voglio ringraziare per la sua abnegazione di questi giorni, si è deciso il ricovero”.

Anche l’ambulanza va ‘preparata’ con scrupolo prima e sanificata poi, “operazione che richiede almeno un’ora; per questo ai pazienti, che vanno preparati all’isolamento con apposite protezioni, chiediamo di essere comprensivi”.

Maria Cristina fa l’infermiera da oltre 30 anni ma quello che ha visto in questi giorni è straordinario: “Sono sempre a contatto con l’urgenza, sono abituata. Ma qui è diverso: vedere gli occhi spaventati di queste persone che ti guardano dalle finestre mi ha toccato il cuore. Le più spaventate, le mamme coi bambini in casa. Ma ho trovato uomini e donne dolcissimi, tranquilli, attenti, che pendevano dalle nostre labbra. Tanti dal balcone ci chiamavano per chiederci il test, ma abbiamo spiegato che abbiamo una lista ben precisa. La paura? Quella ci deve essere sempre per chi fa il mio lavoro, è lei che ti fa tenere l’adrenalina e non abbassare mia la guardia. Alla fine della giornata, ci siamo auto-testati. Ho dato la mia disponibilità a continuare a fare tamponi sul territorio. Non ci sono festivi o riposi, quando c’è un’emergenza bisogna esserci sempre”.

(Fonte: AGI)

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Lisa Clark candida il corpo sanitario italiano al Nobel per la Pace

Enrico Alagna

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Una bella notizia è arrivata da Oslo
I medici, infermieri e operatori sanitari italiani sono stati ufficialmente candidati al Premio Nobel per la Pace 2021 per il loro straordinario impegno e sacrificio in prima linea nel fronteggiare il Covid-19.
La proposta è stata lanciata dalla Fondazione Gorbachev che, a un anno dall’inizio della pandemia, vorrebbe vedere l’alto riconoscimento conferito ai “medici, infermieri, farmacisti, psicologi, fisioterapisti, biologi, tecnici, operatori civili e militari tutti, che hanno affrontato in situazioni spesso drammatiche e proibitive l’emergenza COVID 19 con straordinaria abnegazione, molti dei quali sacrificando la propria vita per preservare quella degli altri e per contenere la diffusione della pandemia”.
Da Oslo è arrivato il via libera a quello che, comunque andrà a finire, è il più importante riconoscimento dell’immenso lavoro svolto da queste donne e questi uomini in uno dei momenti più tragici della storia recente per salvare le nostre vite, spesso a rischio e a costo delle proprie.
“Alla base della richiesta di candidatura – si legge – c’è il fatto che il personale sanitario italiano è stato il primo nel mondo occidentale a dover affrontare una gravissima emergenza sanitaria, in cui ha fatto ricorso ai possibili rimedi di medicina di guerra lottando in trincea per salvare vite e, non di rado, perdendo la propria.”
Inoltre , proprio come previsto dal protocollo di candidatura, la proposta è stata anche ufficialmente sottoscritta da un Nobel per la Pace, l’americana Lisa Clark, che ha prestato attività di assistenza volontaria durante l’epidemia ed attualmente vive in Toscana. Co-presidente dell’International Peace Bureau, Clark ha ricevuto l‘onorificenza nel 2017.
“Ho candidato il corpo sanitario italiano al premio Nobel per la Pace”, ha spiegato, “poiché la sua abnegazione è stata commovente. Qualcosa di simile a un libro delle favole, da decenni non si vedeva niente del genere. Il personale sanitario non ha più pensato a sé stesso ma a cosa poteva fare per gli altri con le proprie competenze. La pace non è solo assenza di guerra, non basta che nessuno spari. Pace significa anche solidarietà, rispetto della dignità delle persone. Ed è quello che è successo un anno fa in Italia con l’arrivo della pandemia. Per questo ho deciso di candidare il corpo sanitario italiano al premio Nobel per la Pace. Anche se ora qualcosa si è spezzato.”
Lisa Clark, statunitense di nascita, fiorentina d’adozione, da una vita impegnata contro le guerre nel mondo, ha formalizzato la candidatura all’Accademia di Svezia di medici, infermieri, operatori sanitari, militari, volontari italiani, impegnati sul campo durante la prima ondata del Covid. Lo ha potuto fare in quanto presidente dell’International Peace Bureau, che è stato a sua volta insignito del Nobel nel 1910. E lei stessa, a 71 anni, per dare una mano, si è messa al volante delle ambulanze della Croce Rossa di Bagno a Ripoli, come volontaria.
«L’Italia, dopo la Cina, è stato il primo grande Paese ad essere colpito dalla pandemia, ma ha reagito in modo diverso dagli altri. Non solo i professionisti, i medici, gli infermieri in prima linea, ma tutti gli operatori sanitari, i militari che trasportavano le bare da Bergamo, i volontari si sono fatti in quattro per dare un contributo, per mettere a disposizione le proprie capacità. L’utopia del più forte che aiuta il più debole non è stata più un’utopia, è diventata realtà. E anche se questa candidatura riguarda il corpo sanitario, in quel momento tutti gli italiani hanno dato il meglio di sé».
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AIFA sospende, in via precauzionale, il vaccino AstraZeneca

Enrico Alagna

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L’Agenzia Italiana del Farmaco sospende in via precauzionale E TEMPORANEA tutti i lotti del vaccino #AstraZeneca.
Questo avrà non poche ripercussioni sul rallentamento della campagna vaccinale ma soprattutto emotive su Chi, fino a qualche ora fa, spinto dal benestare dei medici vaccinatori, ha effettuato la vaccinazione.
Possiamo rassicurare chiunque di voi abbia effettuato la vaccinazione AstraZeneca in quanto occorre sottolineare che AIFA ed EMA hanno chiarito che al momento non c’è un «nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino e tali eventi».
I casi di decesso verificatisi dopo la somministrazione del vaccino AstraZeneca hanno un legame solo temporale. Nessuna causalità è stata dimostrata tra i due eventi. L’allarme legato alla sicurezza del vaccino AstraZeneca non è dunque giustificato.
Oggi pomeriggio l’AIFA ha però ritenuto di sospendere l’impiego del vaccino in via “del tutto precauzionale” in attesa di altre valutazioni da parte dell’EMA.
Le autorità sanitarie e di controllo hanno emesso questi comunicati non sulla base di opinioni, ma valutando i dati ottenuti finora dalla campagna vaccinale che non hanno portato a rilevare particolari problemi per quanto riguarda gli effetti avversi causati dal vaccino di AstraZeneca, così come dagli altri vaccini contro il coronavirus finora autorizzati.
Produrre un vaccino è un’attività estremamente complicata e ci sono pochi altri processi produttivi che ricevono controlli così severi, sia da parte delle stesse aziende farmaceutiche sia dalle autorità di controllo.
In atto la vaccinazione è l’unica arma a nostra disposizione per il raggiungimento dell’immunità e la sconfitta del Coronavirus.
Attendiamo FIDUCIOSI che l’EMA si esprima a riguardo. Evitiamo, per quanto possibile, di dar credito a fonti diverse da quelle ufficiali: OMS, EMA, AIFA.
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Vaccini anticovid: quando toccherà a voi non esitate

Enrico Alagna

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In tanti mi chiedete lumi sulla vicenda #AstraZeneca: siete preoccupati, intimoriti.
Per alcuni di voi si avvicina la prima dose di vaccino. AIFA (agenzia italiana del farmaco) ed EMA (agenzia europea per i medicinali) hanno sospeso per motivi precauzionali un lotto di vaccino; questo è sinonimo di SICUREZZA.
Vuol dire che l’intera filiera farmaceutica funziona ed ha come priorità la salute dei cittadini.
Aifa ed Ema hanno chiarito che al momento non c’è un «nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino e tali eventi».
Nonostante le rassicurazioni delle agenzie di controllo, tra i cui compiti c’è proprio quello di vigilare sulla sicurezza di farmaci e vaccini, alcuni giornali italiani hanno raccontato la sospensione con toni molto più allarmanti di quelli che stanno usando gli altri giornali europei.
Dall’inizio delle campagne vaccinali, solo in Europa sono state somministrate circa 16 milioni di dosi del vaccino di AstraZeneca, senza che emergessero problemi o effetti avversi imprevisti, rispetto a quelli riscontrati durante i test clinici dell’anno scorso.
Produrre un vaccino è un’attività estremamente complicata e ci sono pochi altri processi produttivi che ricevono controlli così severi, sia da parte delle stesse aziende farmaceutiche sia dalle autorità di controllo.
In atto la vaccinazione è l’unica arma a nostra disposizione per il raggiungimento dell’immunità e la sconfitta del Coronavirus.
Siate fiduciosi e QUANDO TOCCHERÀ A VOI NON ESITATE!
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