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In Evidenza

Gabriele Lavia legge le favole di Wilde

Ivan Scinardo

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Lo scenario del teatro antico di Taormina, per un grande talento del teatro italiano. Gabriele Lavia legge le favole di Oscar Wilde.

Oscar Wilde scrisse, all’apice della sua notorietà, alcune favole per i suoi due figli allora bambini. Storie malinconiche popolate da personaggi memorabili: il principe, la regina, i giganti e poi usignoli, fattucchiere, razzi e nani del circo.

L’intento era quello di divertire e soprattutto educare ad una vita giusta e felice, tra le righe invece la difficoltà di mantenere una doppia vita tra un matrimonio di facciata e l’omosessualità difficilmente occultabile.

Gabriele Lavia ha affrontato “Le favole di Oscar Wilde” in una lettura che solo un grande Maestro del teatro come lui può presentare ad un pubblico rimasto per troppo tempo lontano dalle sale teatrali.

Il grande interprete e regista ha scelto per questa serata le favole “Il principe felice” e “Un ragguardevole razzo” . Un pubblico numeroso e attento ad ogni parola letta, ha tributato all’attore una standing ovation infinita. Wilde, grazie a Gabriele Lavia è tornato a casa.

(Fonte: Videobank)

 

Cinema

La Rai riconferma Palermo per il Primed

Ivan Scinardo

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La RAI al Liceo Galilei di Palermo per la III Edizione del PriMed: Premio Internazionale del Documentario e del Reportage Mediterraneo.   

Nell’Aula Magna del Liceo scientifico palermitano, venerdi 3 dicembre, si è svolto l’incontro conclusivo del progetto che ha coinvolto la classe VE del Galilei, coordinata dalle docenti Macaluso e Milazzo, e una classe del liceo “Cassarà”, per la III Edizione del PriMed, Premio Internazionale del Documentario e del Reportage Mediterraneo, promosso da RAI e dal Centre Méditerranéen de la Communication Audiovisuelle (Cmca).

Un’iniziativa importante, di respiro internazionale, che ha messo al centro i giovani, il sostegno alla produzione e alla diffusione del documentario, la ricchezza della cultura mediterranea.

Soddisfatta per la riuscita della manifestazione la Dirigente scolastica, Chiara Di Prima, che ha accolto la dirigente dell’Ufficio scolastico regionale, Evelina Arcidiacono, l’Assessore alla Scuola del Comune di Palermo, Giovanna Marano, il Direttore della sede Sicilia del Centro Sperimentale di Cinematografia – Scuola nazionale di Cinema, Ivan Scinardo e l’instancabile organizzatrice dell’evento Maria Du Bessè, responsabile delle Relazioni Internazionali della RAI.

Ospiti d’onore della giornata l’europarlamentare Pietro Bartolo e il regista palermitano Luca Lucchesi, che ha mostrato agli studenti frammenti del suo film documentario: “A black Jesus”, che ha ottenuto importanti riconoscimenti internazionali.

L’angosciante racconto di Pietro Bartolo

Studenti e insegnanti incollati alle sedie per quasi due ore, immersi nel drammatico racconto del dottor Bartolo, sulla tragedia che si consuma ogni giorno in mare ormai da troppi anni. Il direttore dell’ambulatorio sanitario di Lampedusa, oggi europarlamentare, trascorre tutti i fine settimana in giro per l’Italia a incontrare studenti di ogni ordine e grado per portare una testimonianza concreta contro le violenze e le morti di tutti i migranti che attraversano la striscia del mare mediterraneo.

Fuocoammare e l’incontro con Rosi

Il suo intervento inizia con i ricordi per la realizzazione del film del regista Gianfranco Rosi “Fuocoammare”, vincitore dell’Orso d’oro al festival del cinema di Berlino. Doveva girare un cortometraggio nell’isola, racconta Bartolo, ma non trovava spunti sufficienti; in realtà volle farsi visitare proprio dal medico per una sospetta bronchite. E così tra una vista e l’altra il medico lampedusano gli raccontò la sua angosciante esperienza di medico in prima linea nel curare centinaia di profughi provenienti dalla Libia con ferite di arma da fuoco, ustioni, alcuni addirittura scuoiati, per il colore della pelle; In oltre 25 anni ha visitato oltre 350mila persone, e ci tiene a evidenziare la parola “persona”, quando i media spesso non sanno neanche come definire chi sbarca a Lampedusa. E poi il triste rituale delle ispezioni cadaveriche.

Odio la morte, amo la vita!

Io odio la morte, dice in lacrime, mostrando video e foto scioccanti. Mi sono specializzato in ostetricia e ginecologia proprio per aiutare le donne a partorire la vita.  Nonostante il film, dice il medico, non è cambiato nulla. Si continua a morire in quel mare, che dovrebbe essere ponte fra culture e civiltà. Si commuove e si interrompe nel racconto; Non è vero che i migranti portano le malattie; in tutti questi anni io sono stato a stretto contatto con loro e ho preso solo la scabbia, ma è normale quando si viaggia in condizioni igieniche di questo tipo. E poi le torture ormonali alle donne libiche per non farle rimanere incinte, tutte violentate ripetutamente dai loro carcerieri nei lagher libici.  La testimonianza di Pietro Bartolo gela il sangue al pubblico quando scorrono le immagini della marina che recupera in fondo al mare centinaia di corpi affondati.

7 bambini da recuperare in fondo al mare

Ci sono ancora 7 bambini da recuperare in fondo al mare, urla Bartolo; le autorità gli hanno risposto che è troppo costoso recuperarli e lui si è detto pronto a finanziare; ma nulla! I ricordi si cristallizzano in una rielaborazione del lutto che non potrà mai esaurirsi in quella maledetta tragedia  del 3 ottobre 2013, a poche miglia dal porto di Lampedusa, quando un barcone proveniente dalla Libia si ribaltò e morirono 368 persone, 20 furono i dispersi. Una delle più grandi catastrofi marittime del secolo I superstiti salvati furono 155, di cui 41 minori. Bartolo era là, in quel molo Favarolo che lui indica come prima casa, per le ore trascorse purtroppo a identificare cadaveri e stilare migliaia di pagine con la polizia scientifica assegnando un numero a ogni. vittime. E dentro i sacchi c’erano tanti bambini, dice io non volevo scoprirli, ci giravo intorno ma poi prendevo coraggio.

La Missione

Quella di Pietro Bartolo è ormai una missione girare le scuole per trasmettere, fra le giovani generazioni, un messaggio che possa sempre più diventare  certezza affinchè non accadano mai più tragedie nel mediterraneo.

Il Primed

Tra le attività del CMCA il PriMed – Premio Internazionale del Documentario e del Reportage Mediterraneo ( www.primed.tv ) riveste un posto di rilevo.

L’evento è  co-organizzato dalla RAI – membro fondatore del CMCA e partner storico della manifestazione – da France Télévisions e dall’ASBU- Arab States Broadcasting Union (l’unione delle televisioni della Lega araba).

Il Premio è destinato alle produzioni audiovisive che si occupano di questioni e temi legati al Mediterraneo.

E’ aperto a tutti gli organismi televisivi, strutture produttive, registi, giornalisti e documentaristi che, attraverso il loro lavoro e i loro programmi, contribuiscono a una migliore comprensione del Mediterraneo, della sua storia, delle sue culture e tradizioni.

Dalla sua nascita la manifestazione è stata accolta in importanti città del Mediterraneo: Palermo ha accolto ben quattro edizioni del PriMed dal 1996 al 2000. Dal 2009 la manifestazione finale è organizzata a Marsiglia. L’edizione 2021 si terrà dal 6 al 10 dicembre.

Pur rimanendo un evento rivolto ai professionisti dell’audiovisivo, il PriMed si è sempre più aperto al grande pubblico, in particolare con attività mirate a coinvolgere i giovani in diverse iniziative collegate al Premio.

Dal 2010 Il PriMed ha permesso a migliaia di studenti delle scuole superiori della Regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra e di altri paesi del Mediterraneo di diventare giurati del festival PriMed con la creazione di un Premio attribuito dagli studenti liceali.

Ogni anno, le classi delle scuole superiori che desiderano partecipare all‘iniziativa visionano con i loro insegnanti una selezione di 3 documentari tra quelli in concorso al festival. Opere scelte dal CMCA per le loro qualità artistiche e pedagogiche, prezioso supporto alla comprensione di argomenti importanti o che toccano problematiche vicine ai giovani. Il CMCA offre cosi agli studenti delle scuole superiori l’accesso a documentari che probabilmente non avrebbero l’opportunità di scoprire e di comprendere meglio la complessità del mondo mediterraneo, questo mondo che è loro.

Questa possibilità negli ultimi anni ha coinvolto le scuole – in particolare francofone – di altri paesi del Mediterraneo e altrove (Algeria, Egitto, Italia, Libia, Marocco, Tunisia e Svizzera).

Grazie al sostegno e su iniziativa della RAI e del CMCA, il PriMed con il Premio dei Giovani del Mediterraneo è stato protagonista nel 2018, nel 2019 e nel 2021 di un evento speciale organizzato in Italia a Palermo.

 

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Cinema

Un professore, la fiction con Alessandro Gassmann

Ivan Scinardo

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Dante Balestra è un professore di filosofia anticonformista e affascinante, tornato a Roma dopo anni di assenza per occuparsi di suo figlio Simone, dal momento che l’ex moglie si sta trasferendo per lavoro a Glasgow. Lo interpreta Alessandro Gassmann, protagonista maschile della serie tv in 6 serate dal titolo “Un Professore”, in onda da giovedì 11 novembre alle 21.25 su Rai1 in prima visione. La protagonista femminile è Claudia Pandolfi, mentre la regia è di Alessandro D’Alatri.

Dante arriva al liceo Leonardo da Vinci, insegna in modo eccentrico il pensiero dei grandi filosofi e aiuta gli allievi a ragionare con la propria testa. Alcuni colleghi lo trovano irritante, ma grazie a lui Socrate, Nietzsche, Epicuro e gli altri grandi pensatori non sono capitoli di polverosi manuali di filosofia, ma compagni di viaggio che aiutano a risolvere i piccoli e i grandi problemi della vita. Dante è anticonformista e rivoluzionario, il figlio Simone è rigido e non ha mai infranto le regole. È cresciuto in fretta perché il padre se n’è andato quando era ancora un bambino. Inizialmente con lui Dante non ne combina una giusta.

Non immagina, Simone, che l’apparente leggerezza del padre nasconde un animo ferito, perché sul cuore di Dante gravano dei pesi di cui nessuno sa, eccetto Virginia, sua madre. Qualcosa del suo passato che gli ha condizionato la vita. Il rapporto con il figlio non è facile. Il ragazzo, infatti, attraversa un momento delicato dei suoi sedici anni: ha da poco scoperto la propria omosessualità e tutto vorrebbe tranne che avere Dante in casa come padre e in classe come professore. In effetti padre e figlio sono agli antipodi.

Nonostante il passato o forse anche per quello, Dante si appassiona a Manuel, la “pecora nera della classe”, ma anche il più incline alla filosofia, e cerca di occuparsene. La cosa destabilizza ancora di più Simone, che ha scoperto di essersi innamorato proprio di lui. E seppure il passato grava sul cuore del professore, Dante non smette per questo di coltivare le sue vere passioni: la filosofia e le donne. Dante ha proprio un debole per loro, è seduttivo con tutte. E così, appena arrivato nella nuova scuola, si lascia coinvolgere in alcune relazioni sentimentali che mettono ancora più a rischio il rapporto con Simone. Sarà Anita, la mamma di Manuel – la più incasinata delle donne, ma anche quella che Dante ebbe accanto nel momento che gli ha cambiato la vita – a interrompere la scia delle conquiste. Dante, infatti, capisce che quello che si è creato tra lui e Anita non è mera attrazione e, anche se confusamente, intuisce che la più improbabile delle storie d’amore potrebbe rivelarsi la storia della sua vita e la chiave per affrontare finalmente il suo passato.

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Cultura

Economia civile come umanesimo del mercato

Ivan Scinardo

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Presentato il libro di uno studioso, Antonio Di Natale.

Antonio Di Natale

I 6 gradi all’esterno non hanno scoraggiato i tanti ennesi ieri sera che si sono dati appuntamento a #Enna, alla sala Cerere per la presentazione di un volume innovativo, destinato a cambiare la visione del profitto di tante imprese in un’ottica di solidarietà diffusa. E’ ennese il professionista che ha scritto  un interessante libro dal titolo: “Economia civile, dal paradigma al buonsenso”; Antonio Di Natale, 25 anni di esperienza nel campo della pubblicità, svolta nel suo percorso professionale, qualche anno fa, quando si iscrive all’unica Scuola di economia civile, che ha sede a Loppiano Valdarno in Provincia di Firenze. A moderare un vivace quanto ricco di contenuti incontro,  dal taglio convegnistico, la   giornalista Mariangela Vacanti. Leggendo il manifesto che apre la missione della #SEC, si intuisce subito che le linee guida sono perfettamente coincidenti con la visione di tanti ricercatori, in testa #Zamagni e #Bruni, che rispondono già da tempo all’appello del Papa agli economisti riunitisi a Assisi. La scuola di economia civile insegna a guardare in modo nuovo l’uomo, il lavoro e l’ambiente. E’ una storia di persone che credono nell’impresa come luogo in cui si realizza pienamente la nostra umanità.

“L’economia civile, lo dice subito l’autore del libro, “è un percorso complesso e difficile; una sorta di cantiere sempre aperto”. Cita spesso uno dei padri fondatori, l’economista Stefano Zamagni a cui va il merito di aver riscoperto il valore e la modernità del pensiero di Genovesi e della Scuola italiana del Settecento. Ma cos’è esattamente l’economia civile? Lo spiega in parole semplici Antonio Di  Natale a una platea composta per lo più da studenti, guidati dal docente Vincenzo Di Natale che li aveva  sufficientemente preparati ai temi dell’incontro; “L’economia civile non è altro che un modo nuovo di pensare il sistema economico, che si sostiene grazie a tre paradigmi: la reciprocità, la gratuità e la fraternità. Concetti semplici che superano quella supremazia del profitto o del mero scambio strumentale che ha fatto la fortuna di tanti ricchi finanzieri. In sostanza rappresenta una possibile alternativa alla concezione capitalista del mercato. L’”homo oeconomicus” si deve sempre più nutrire di relazioni e fiducia, ecco perché l’attività economica ha sempre più bisogno di virtù civili, di tendere al bene comune più che alla ricerca di soddisfazioni individuali.

Era stato lo stesso papa Francesco a dire che: “Mai come in questo tempo sentiamo la necessità di giovani che sappiano, con lo studio e con la pratica, dimostrare che una economia diversa esiste. La pandemia non solamente ci ha rivelato le profonde disuguaglianze che infettano le nostre società: le ha anche amplificate. Dall’apparizione di un virus proveniente dal mondo animale, le nostre comunità hanno sofferto il grande aumento della disoccupazione, della povertà, delle disuguaglianze, della fame e dell’esclusione dall’assistenza sanitaria necessaria. Non ci dimentichiamo che alcuni pochi hanno approfittato della pandemia per arricchirsi e chiudersi nella propria realtà. Dobbiamo cercare nuove vie per rigenerare l’economia nell’epoca post-Covid-19 in modo che questa sia più giusta, sostenibile e solidale”.

Il pensiero del Santo Padre è stato ripreso dal prefattore del libro, il professor Paolo Rossi, conosciuto dall’autore proprio durante le lezioni alla scuola di economia civile. Consulente per la certificazione B Corp, è oggi responsabile dello sviluppo associativo delle ACLI Bresciane ed esperto sui temi dell’Innovazione Sociale per gli Enti del Terzo Settore. Il suo intervento incentrato sul passaggio fra economia reale e civile ha destato molta attenzione; ogni qualvolta un’impresa, un’organizzazione, un consumatore, una scelta individuale riesce a fare il “salto della gratuità” e suscitare rapporti di reciprocità, allora possiamo parlare di economia civile. Benessere, reciprocità e sostenibilità sono stati dunque i punti cardine della sua relazione.

Al tavolo dei relatori anche Vincenzo Di Natale, docente di materie economiche, psicologo cognitivo, ha parlato di comunicazione pubblica e in particolare di buone prassi, citando la Germania, dove il capitalismo è temperato da un’impronta sociale, che traduce la vicinanza a forme di solidarietà concreta, fondate sulla partecipazione e sull’associazione e che riducono il divario tra capitale e lavoro. Per i lavoratori tedeschi più tempo libero a disposizione e maggiore produzione.

Fra gli interventi anche quello di Giuseppe La Porta, nella qualità di consigliere comunale, ha portato le sue best practices da amministratore e ha parlato della validità del bilancio sociale.

Il presidente dell’Associazione Vita 21, Marco Milazzo, nella giornata internazionale delle persone con disabilità ha raccontato la sua straordinaria esperienza a partire dalla personale condizione, genitore di un bambino con la sindrome down e ha ricordato che i proventi del libro andranno proprio a favore dell’associazione, per portare avanti importanti progetti sociali.

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In Tendenza